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Come riconoscere un Audiofilo...

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Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  Smigol il Ven 4 Giu 2010 - 19:05

Dopo il cavo Epigenetico..( anche se non ho capito realmente come è fatto e penso che nessuno ha esperienze al riguardo... Please ), mi piacerebbe approfondire il termine "Audiofilo" e come noi del Forum lo interpretiamo.Navigando su internet per cercare di capire un po' la sua definizione, ho trovato questa che mi sembra piu' adatta a qualcuno di voi (leggendo i vari post) e un altra che secondo me è adatta a definire "l'audiofilo" la prima è questa:

" L'audiofilia è una delle malattie più pericolose e contaggiose attualmente conosciute, un Audiofilo che si rispetti ha una stretta cerchia di amici (o almeno quelli che sono rimasti), con i quali condivide la sua passione per la perfezione sonora, L'audiofilo dedica tutta la vita alla sua passione: tutto il resto (come il Lavoro, la famiglia e il Sesso) sono un optional, ogni tanto, l'audiofilo, partecipa alle gare di chi ha l'impianto migliore. Di solito l'audiofilo non è particolarmente interessato alla musica. Generalmente sceglie gli album in base alla qualità di registrazione e alla pulizia del suono (in pratica compra musica per godersi meglio il suo impianto) anche se non sarebbe poi mai in grado di leggere uno spartito o anche solo di capire se qualcuno suona bene o male. Alcuni audiofili comprano solo cd di sample audio."



Questa è secondo me la vera definizione di Audiofilo:

"L'Audiofilo vero è un grande appassionato di Musica.
Per questo motivo aspira a sentirla riprodotta nel migliore dei modi, ovvero in quello più somigliante alla realtà. Dall'impianto HiFi pretende la grande illusione, l'inganno dei sensi, le stesse emozioni che regala la musica dal vivo, quindi la dolcezza di una voce femminile, l'impatto di un gruppo rock o di una grande orchestra e la delicatezza degli arpeggi di una chitarra classica.
Non è molto interessato alla tecnica fine a se stessa, i watts, la distorsione, il jitter e chi più ne ha più ne metta. Per lui l'importante è il Fine, non il Mezzo."

Smigol
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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  traspar il Ven 4 Giu 2010 - 19:43

@Smigol ha scritto:...
" L'audiofilia è una delle malattie più pericolose e contaggiose attualmente conosciute, un Audiofilo che si rispetti ha una stretta cerchia di amici (o almeno quelli che sono rimasti), con i quali condivide la sua passione per la perfezione sonora, L'audiofilo dedica tutta la vita alla sua passione: tutto il resto (come il Lavoro, la famiglia e il Sesso) sono un optional, ogni tanto, l'audiofilo, partecipa alle gare di chi ha l'impianto migliore. Di solito l'audiofilo non è particolarmente interessato alla musica. Generalmente sceglie gli album in base alla qualità di registrazione e alla pulizia del suono (in pratica compra musica per godersi meglio il suo impianto) anche se non sarebbe poi mai in grado di leggere uno spartito o anche solo di capire se qualcuno suona bene o male. Alcuni audiofili comprano solo cd di sample audio."
Giuro di conoscerne due come da soprastante descrizione.

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  piero7 il Ven 4 Giu 2010 - 22:59

l'audiofilo vero non ascolta la musica ma l'impianto, parla di cavi (epigenetici e non), del suono dei fusibili e della fase della spina. Molto più che mediamente, l'audiofilo medio non capisce una cippa lippa di tecnica ed elettronica, e meno ne capisce e più è audiofilo esperto, ma parla di cos'è meglio e cos'è peggio e s'avventura, spesso, in elucubrazioni tecniche che sfociano nel grottesco e nel ridicolo giustificandosi, alla fine, che è il risultato della sua esperienza di ascolto. Ha sue certezze e cerca solo conferme alle sue certezze, tutto quello che non è una sua certezza lo contesta, e spesso lancia sfide su chi ce l'ha più lungo. Se legge su qualche paginetta web che un assemblatore di pc parla bene di un connettore o di un cavo ne viene contagiato, e più la paginetta è esotica e piena di minchiate e parolone tronfie che con l'hifi non c'entrano nulla, e piena di superlativi, più ne viene contagiato. L'audiofilo medio parla e parla e parla ancora. Poi continua a parlare e a parlare, parlare, parlare...

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  caliber il Sab 5 Giu 2010 - 0:15

Per me assolutamente la prima, poi se volete parliamo di eccezioni e quant'altro ma la media non cambia..
@Smigol ha scritto:
"L'Audiofilo vero è un grande appassionato di Musica
apriamo un sondaggio su quanti sanno leggere uno spartito o almeno strimpellare/dilettarsi con uno strumento...se si ama la musica in decenni di passione l'idea di provare a farla potrebbe anche averci sfiorato...
o vogliamo parlare della "musica" che si preferisce (una volta andava bene fare anche un raffronto fra la discoteca di un audiofilo e quella di un appassionato di musica..ora non più)
@Smigol ha scritto:Per questo motivo aspira a sentirla riprodotta nel migliore dei modi, ovvero in quello più somigliante alla realtà. Dall'impianto HiFi pretende la grande illusione, l'inganno dei sensi, le stesse emozioni che regala la musica dal vivo, quindi la dolcezza di una voce femminile, l'impatto di un gruppo rock o di una grande orchestra e la delicatezza degli arpeggi di una chitarra classica.
idem come sopra: se non fosse facile barare sarebbe istruttivo sapere quanti eventi live ascolti in un anno mediamente un audiofilo...
@Smigol ha scritto:Non è molto interessato alla tecnica fine a se stessa, i watts, la distorsione, il jitter e chi più ne ha più ne metta. Per lui l'importante è il Fine, non il Mezzo."
qui, come su tutti i forum di audiofili si parla solo di questo...senza tra l'altro precisamente sapere cosa sia (e qui mi ci inserisco pure io) aspettando che qualcuno con più esperienza e cognizione lo spieghi per poi eleggerlo a nuovo guru, seguendo ciecamente qualsiasi cosa dica...

ciò che distingue questo posto da altri è il proliferare di simpatici smanettoni ( che non è detto,nel bene o nel male, che siano anche audiofili) che aiutano a far capire ai poveri audiofili la vacuità dei paroloni dei sedicenti guru con un po' di sano pragmatismo (e mi riferisco proprio al thread sul cavo epigenetico)

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  Smigol il Sab 5 Giu 2010 - 1:10

Wikipedia :
"In sostanza l'obiettivo dell'audiofilo è ottenere, tra le proprie mura abitative, un palcoscenico virtuale il più simile possibile a quello in cui è stato registrato l'evento sonoro"

Quanti hanno ascoltato musica dal vivo? non concerti in piazze o stadi ma quelle fatte in salette di registrazione, musica da camera (duetti, trio, quartetti...), musica orchestrale, strumenti acustici senza amplificazioni... se non sai come suona uno strumento come si fa' a valutare un impianto?

Avete visitato il sito di Delle Curti? oltre alle elettroniche "Vere" avete notato nella sala un pianoforte, delle chitarre e una batteria? fanno scena o forse Delle Curti suona qualche strumento musicale? se conosci il pentagramma e sai usare un tester forse forse epigeneticamente parlando..... Mmm

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  Alessandro LXIV il Sab 5 Giu 2010 - 7:34

Stanotte non ho dormito, ho ripercorso a ritroso tutta la mia esistenza cercando di dare una risposta al dilemma: sono o non sono un audiofilo? Senza peraltro trovare risposta. E già, non di solo pane vive l'uomo..... Shocked

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  tino84 il Sab 5 Giu 2010 - 9:45

@Smigol ha scritto:Wikipedia :
"In sostanza l'obiettivo dell'audiofilo è ottenere, tra le proprie mura abitative, un palcoscenico virtuale il più simile possibile a quello in cui è stato registrato l'evento sonoro"

Quanti hanno ascoltato musica dal vivo? non concerti in piazze o stadi ma quelle fatte in salette di registrazione, musica da camera (duetti, trio, quartetti...), musica orchestrale, strumenti acustici senza amplificazioni... se non sai come suona uno strumento come si fa' a valutare un impianto?

Avete visitato il sito di Delle Curti? oltre alle elettroniche "Vere" avete notato nella sala un pianoforte, delle chitarre e una batteria? fanno scena o forse Delle Curti suona qualche strumento musicale? se conosci il pentagramma e sai usare un tester forse forse epigeneticamente parlando..... Mmm

ma adesso facciamo anche distinzione sugli eventi live? Shocked
se non so suonare un contrabbasso e saxofono non sono audiofilo? Shocked Shocked
vabbe,accendo il toshiba e mi ascolto in piena ignoranza un pò du musica allora Smile
io proprio ogni tanto non vi capisco.
ho un basso 5 corde che non ho mai suonato,una chitarra elettrica che mi son divertito a strimpellare,sono quindi mezzo audiofilo?meno audiofilo di un altro?ho assisstito in pratica solo a concerti in bar/pub/locali/stadi e poco in teatri quindi son un apprendista audiofilo? e non valgono gli strumenti amplificati?
ok che spesso faccio domande stupide inerenti a sto mondo,però un idea su come voglio ascoltare e su cosa (e su come dovrebbe) l'avrei.
facciamoci meno paranoie su Very Happy Very Happy

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  porfido il Sab 5 Giu 2010 - 10:34

@Alessandro LXIV ha scritto:Stanotte non ho dormito, ho ripercorso a ritroso tutta la mia esistenza cercando di dare una risposta al dilemma: sono o non sono un audiofilo? Senza peraltro trovare risposta. E già, non di solo pane vive l'uomo..... Shocked

Ma a me 'ste filie suonano sempre di malattia venerea.... Mmm
Hanno un non so che di inquietante.....Scream
Non so.... Mi fanno pensare all'audiofilo incappucciato come Torquemada che fustiga i possessori di cubetti Bose al grido di "PENTITEVI, MERDACCE FIGLIE DI MEDIAWORLD!".... Punishment Punishment Punishment
Dai, è proprio barocca come definizione....
Sapevate che esistono i:
coprofili
urofili
flatulofili
ospressofili
clismafili
scoptofili


'Sti cacchi.... Shocked

Da wikipedia:

Altre forme meno comuni sono raggruppate sotto la dizione Disordini Sessuali, quali:

* acrotomofilia (attività sessuali con persone artrolese o con handicap),
* apotemnofilia (desiderio sessuale di avere uno o più arti amputati o di apparire come se così fosse),
* catafilia (sottomissione al partner),
* cateterofilia (uso di cateteri),
* clismafilia (clisteri),
* coprofilia (feci),
* dendrofilia (attrazione sessuale per gli alberi)
* efebofilia (adolescenti o soggetti efebici),
* efefilia (feticismo della stoffa),
* flatulofilia (flatulenze),
* fobolagnia (situazioni di paura),
* gerontofilia (persone anziane),
* iconolagnia (immagini pornografiche),
* mixacusi (ascoltare rumori di una coppia impegnata in attività sessuali),
* necrofilia (cadaveri),
* ospressiofilia (sudore),
* parzialismo (attenzione esclusiva per una parte del corpo), ad esempio:
o crurofilia (osservare o accarezzare gambe nude),
o rinofilia (eccitazione esclusiva da contatti con il naso),
o tricofilia (feticismo del capello, eccitazione esclusiva nel toccare peli o capelli altrui),
* patofilia o nosofilia (persone portatrici di malattie, anche trasmissibili come le MST, v. Sindrome di Samo),
* pluralismo o partouze in francese (orgia o sesso di gruppo),
* scatologia telefonica (telefonate oscene),
* triolismo o triolagnia (osservare il proprio/a partner in attività sessuali con un'altra persona),
* urofilia o pissing (urina),
* zooerastia o zoofilia erotica (animali).


Bè, non sarebbe ora di curarci? Very Happy

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Spoiler:


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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  tino84 il Sab 5 Giu 2010 - 10:41

@porfido ha scritto:[
Sapevate che esistono i:
coprofili
urofili
flatulofili
ospressofili
clismafili
scoptofili

* acrotomofilia (attività sessuali con persone artrolese o con handicap),
* apotemnofilia (desiderio sessuale di avere uno o più arti amputati o di apparire come se così fosse),
* catafilia (sottomissione al partner),
* cateterofilia (uso di cateteri),
* clismafilia (clisteri),
* coprofilia (feci),
* dendrofilia (attrazione sessuale per gli alberi)
* efebofilia (adolescenti o soggetti efebici),
* efefilia (feticismo della stoffa),
* flatulofilia (flatulenze),
* fobolagnia (situazioni di paura),
* gerontofilia (persone anziane),
* iconolagnia (immagini pornografiche),
* mixacusi (ascoltare rumori di una coppia impegnata in attività sessuali),
* necrofilia (cadaveri),
* ospressiofilia (sudore),
* parzialismo (attenzione esclusiva per una parte del corpo), ad esempio:
o crurofilia (osservare o accarezzare gambe nude),
o rinofilia (eccitazione esclusiva da contatti con il naso),
o tricofilia (feticismo del capello, eccitazione esclusiva nel toccare peli o capelli altrui),
* patofilia o nosofilia (persone portatrici di malattie, anche trasmissibili come le MST, v. Sindrome di Samo),
* pluralismo o partouze in francese (orgia o sesso di gruppo),
* scatologia telefonica (telefonate oscene),
* triolismo o triolagnia (osservare il proprio/a partner in attività sessuali con un'altra persona),
* urofilia o pissing (urina),
* zooerastia o zoofilia erotica (animali).


Bè, non sarebbe ora di curarci? Very Happy

viviamo proprio in uno strano strano mondo eh? Smile Smile Laughing

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  Alessandro LXIV il Sab 5 Giu 2010 - 10:43

@porfido ha scritto:Altre forme meno comuni sono raggruppate sotto la dizione Disordini..
Quindi siamo in preda ad un disordine!!!! Orrified
Sarà grave?

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  caliber il Sab 5 Giu 2010 - 10:45

Tino84 sei della leva dell'84?
...allora tempo ne hai.....
non mi faccio paranoie: distinguo su due piani diversi l'udiofilo dall'amante della musica.
Il primo tende ad autoconsiderarsi un esperto, uno "che ne capisce", come se avesse una laurea postdottorato...
poi mediamente non ha mai provato a suonare un qualsiasi strumento, non ha mai visto uno studio di registrazione, non segue nessun genere in particolare ed ascolta quello che ascoltano tutti, i grandi classici di qualsiasi genere...vuole che il suo salotto riproduca musica come dal vivo (utopia) proprio perchè non ha voglia di andare in giro per concerti (e non saprebbe neanche cosa vedersi...non è che ci sono reunion tutti i giorni)
Giustifica la propria superiorità cognitiva dall'aver avuto/ascoltato una miriade di apparecchi hi-fi
Ora, se siamo onesti possiamo anche dire che le differenze che ci sono tra un impianto e l'altro non sono così eclatanti come spesso si dice, che alla fine tutti gli impianti riproducono musica, e se decenti, la riproducono in modo tale da farci provare le emozioni che sono incise nel disco...e questo è l'amante della musica: con i sui migliaia di album comprati/scaricati, ma soprattuto ascoltati.
Anche qui ci sono utenti che parlano molto di musica ed hanno impianti economici che non cambiano mai, e ci sono altri utenti che cambiano sempre, sono alla fine perennemente insoddisfatti, e raramente chiaccherano di musica.
sufficentemente eretico? Hehe

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  schwantz34 il Sab 5 Giu 2010 - 10:47

Signori , un thread con tutta 'sta concentrazione di pippe mentali è difficile trovarne in giro !

COM-PLI-MEN-TI!!!



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IMPIANTO MAIN :casse: EPOS ES22, amps: NVA TSS MKII + NVA A70 MONO (biamp), preamp: NVA P90, cdp:NAIM 5I2, SONY ESD227 "termoionico" , sorgente su "files" e internet radio: SQUEEZEBOX TOUCH+ AUDIOLAB M-DAC pre phono:NVA PHONO2, tt:PIONEER PL71, cart: DENON DL 302, TECHNICS SL1200MK2, cart:DENON DL160, cableria:NVA LS5, NVA SSP

SETUP SCUFF: amp: NVA AP10P, LITTLE DOT MKII, DOCET SCUFFAMP cdp: ARCAM CD192 DIVA, scuff: BEYERD DT990PRO, AKG K550, GRADO SR225, C. AURVANA L! , CABLERIA:NVA


casse in standby:ROYD MINSTREL, REGA XEL, ROYD SINTRA, PODIUM SOUND .5, SONUS FABER PARVA FM2

amp in standby:NVA AP70, INCA TECH CLAYMORE

phono in standby: SONNETEER SEDLEY

tt in standby: SONY, cart: stanton



http://www.youtube.com/watch?v=rbFtVzS1sYY‎

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  porfido il Sab 5 Giu 2010 - 10:50

@schwantz34 ha scritto:Signori , un thread con tutta 'sta concentrazione di pippe mentali è difficile trovarne in giro !

COM-PLI-MEN-TI!!!



Laughing


TACI, BASTIANCONTRARIOFILO! Lol eyes shut

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  Alessandro LXIV il Sab 5 Giu 2010 - 10:53

@porfido ha scritto:TACI, BASTIANCONTRARIOFILO! Lol eyes shut
Laughing Laughing Laughing

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  schwantz34 il Sab 5 Giu 2010 - 10:56

@porfido ha scritto:
@schwantz34 ha scritto:Signori , un thread con tutta 'sta concentrazione di pippe mentali è difficile trovarne in giro !

COM-PLI-MEN-TI!!!



Laughing


TACI, BASTIANCONTRARIOFILO! Lol eyes shut

per carita' , mai piaciute le discussione sulla lana caprina Very Happy ...
prego , divertiteMI ! Laughing

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SETUP SCUFF: amp: NVA AP10P, LITTLE DOT MKII, DOCET SCUFFAMP cdp: ARCAM CD192 DIVA, scuff: BEYERD DT990PRO, AKG K550, GRADO SR225, C. AURVANA L! , CABLERIA:NVA


casse in standby:ROYD MINSTREL, REGA XEL, ROYD SINTRA, PODIUM SOUND .5, SONUS FABER PARVA FM2

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tt in standby: SONY, cart: stanton



http://www.youtube.com/watch?v=rbFtVzS1sYY‎

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  caliber il Sab 5 Giu 2010 - 11:04

@schwantz34 ha scritto:Signori , un thread con tutta 'sta concentrazione di pippe mentali è difficile trovarne in giro !

COM-PLI-MEN-TI!!!

Laughing
grazie per i complimenti, tienteli pure.
Se vuoi te la faccio più semplice così non sono pippe mentali:
non ammetto che l'audiofilo si consideri anche un esperto/amante della musica...
le due cose non sono correlate

Ps per chi legge da fuori le pippe mentali sono il cambio dei condensatori, cavi, cambio ampli ad ogni stipendio ecc... Smile

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  porfido il Sab 5 Giu 2010 - 11:13

@caliber ha scritto:
Ps per chi legge da fuori le pippe mentali sono il cambio dei condensatori, cavi, cambio ampli ad ogni stipendio ecc... Smile

Eh, qui c'hai ragione....
Purtroppo ANCHE per me.... Smile

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  schwantz34 il Sab 5 Giu 2010 - 11:45

@caliber ha scritto:
@schwantz34 ha scritto:Signori , un thread con tutta 'sta concentrazione di pippe mentali è difficile trovarne in giro !

COM-PLI-MEN-TI!!!

Laughing
grazie per i complimenti, tienteli pure.
Se vuoi te la faccio più semplice così non sono pippe mentali:
non ammetto che l'audiofilo si consideri anche un esperto/amante della musica...
le due cose non sono correlate

Ps per chi legge da fuori le pippe mentali sono il cambio dei condensatori, cavi, cambio ampli ad ogni stipendio ecc... Smile

ueilla ! brucia la coda? Laughing
NON AMMETTI ? :-))))
ma vivi tranquillo va...ma ascoltati la tua musica e vivi in armonia , LIVE AND LET LIVE !!!
Ma tu cambi i condensatori ? cambi i cavi ? cambi ampli a ogni stipendio ?NO e allora ....se c'e' qualcuno che lo fa ma lascialo fare no ? Se poi conosce la musica o suona o vede concerti dal vivo tanto meglio ...sarai piu' contento !
Ma poi scusa mesi fa mi scrivi in mp che gianelli e altri han rotto le scatole con sta fissa del fenice20 e altre scatolette e ora dici ste cose ...:-)
ma goditi la musica va...

ma poi fammi capire una cosa ...ma chi si autoproclama audiofilo ? Tu ? Qulacun altro ?
A me se qualcuno mi dicesse "te sei un audiofilo " io gli direi : e tu un pirla" (a me pare un'offesa piu' che uno status )

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  porfido il Sab 5 Giu 2010 - 11:56

@schwantz34 ha scritto:
Ma tu cambi i condensatori ? cambi i cavi ? cambi ampli a ogni stipendio ?NO e allora ....se c'e' qualcuno che lo fa ma lascialo fare no ?

Appunto! Non rompetemi i maroni!
Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  Alessandro LXIV il Sab 5 Giu 2010 - 12:01

@schwantz34 ha scritto:A me se qualcuno mi dicesse "te sei un audiofilo " io gli direi : e tu un pirla" (a me pare un'offesa piu' che uno status )
Ma proprio ora che avevo deciso di farmelo scrivere sulla carta d'identita nella caselletta segni particolari. Sad

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  Oscar il Sab 5 Giu 2010 - 12:04

Io mi definisco un "Fonico-audiofilo-musicofilo-smanettone"
Và bene come dicitura??

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  schwantz34 il Sab 5 Giu 2010 - 12:23

@Oscar ha scritto:Io mi definisco un "Fonico-audiofilo-musicofilo-smanettone"
Và bene come dicitura??

Ah sei fonico Oscar ? Ma perchè nn ci racconti un po' di nanetti ops ...annedoti del tuo mondo , scommetto che ne hai un sacco e una sporta da raccontare anche di gente conosciuta ! Non so ...uno a caso ...Antonello Vendittoli per dirne uno ... Very Happy

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  caliber il Sab 5 Giu 2010 - 12:34

bho... Shocked
io prendo semplicemente posizione....
mi brucerebbe la coda per cosa?
poteva essere un argomento interessante cercare di capire anche il proprietario degli impianti oltre che gli impianti....
Vivi e lascia vivere...e chi mai avrei disturbato?a chi avrei vietato qualcosa?
io smanetto, suono, mi godo la musica da quando sono al mondo...posso permettermi di fare delle considerazioni su questo mondo? e non significa certo che tutti debbano vederla come la interpreto io....

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  Smigol il Sab 5 Giu 2010 - 12:38

Riporto un articolo di TNT:

"L'esperto
È colui il quale crede di essere esperto di qualsiasi cosa, spesso ha una formazione scientifica e normalmente non ascolta consigli da nessuno.
Per lui un amplificatore deve avere una buona potenza (meglio se 100 Watts/canale), le casse almeno tre vie, un woofer da 25 ed una potenza almeno tripla a quella dell'amplificatore così non si rompono, la sorgente deve essere digitale perchè suona meglio e basta, i cavi e le altre diavolerie le lascia ai psicopatici.
Quando vi fa sentire il suo impianto vi dice senti che bassi e normalmente tiene il volume vergognosamente alto, facendovi notare che è ancora a metà manopola e voi tremate al pensiero che possa darvi una dimostrazione pratica della potenza bruta del suo 100 Watts.
Ovviamente nel suo impianto non troverete che l'ultimo modello della tal marca e voi in cuor vostro sperate, per il bene dell'HiFi, che quel modello sia davvero l'ultimo.
Il lettore CD sarà economico perchè gran parte della spesa va sulle casse ed anche perchè i lettori CD suonano matematicamente tutti uguali, a parte le facilities.
Nondimeno vi mostrerà i numeri delle riviste con i tests dei suoi apparecchi esibendo misure elettriche strabilianti e ritrovati tecnici all'ultimo grido (il vostro).
Dischi in casa non ne avrà tanti e buona parte dei CD saranno da edicola a parte un paio di DG/Karajan regalatigli a Natale dalla fidanzata.
Ovviamente, i dischi in vinile li ha già venduti tutti o sta per venderli con vostra immensa gioia.
In casi come questi ogni tentativo di recupero è destinato a fallire sia perchè tali individui sono spesso affetti da sordità inguaribile sia perchè mai e poi mai riusciremo a fargli ascoltare i nostri consigli.

L'inesperto
Lo si riconosce subito: è ansioso, febbricitante, vaga senza meta alla ricerca di informazioni. È un uomo senza certezze.
Sa solo di non sapere (e questo è comunque un ottimo punto di partenza) e qualsiasi cosa legata al mondo dell'HiFi lo sgomenta e lo mette in crisi.
Teme che per poter acquistare un buon impianto HiFi sia necessaria una Laurea in Ingegneria elettronica e tonnellate di riviste specializzate.
Ritiene che l'Audiofilo, quello vero, sia una creatura mitologica per metà uomo e metà orecchie, con piedi a punta conica e Teflon per epidermide.
Appena trovatone uno, e superato lo sgomento iniziale, gli si incolla come del blue-tac e cerca di carpirne le più recondite conoscenze.
È facile preda di loschi individui della categoria precedente, sempre a caccia di incerti da soggiogare con la loro conoscenza universale.
Parimenti crede ciecamente ai vari Guru del settore. Compra a scatola chiusa i prodotti sui quali l'Uomo del Monte di turno ha messo il proprio bollino blu.
L'opera di iniziazione con tali soggetti è piuttosto semplice, se si riesce a non affogare nel mare delle mille domande che sono soliti porre.
Basta presentare i concetti in modo semplice, evitando inutili tecnicismi e, soprattutto, facendo ascoltare loro tanta buona Musica ben riprodotta.

Il futurista
Strana categoria, questa. Ve lo ritrovate a girare tra i vostri apparecchi morbosamente incuriosito, ponendovi domande imbarazzanti sui dati tecnici e sulle ultime novità del settore.
Pretenderà risposte brevi a quesiti che richiedono anni di spiegazioni (ma è meglio due o tre vie....e perchè non sette ?), vorrà sentire l'impianto per due minuti al massimo per poi sparare giudizi tanto incredibili da far sregolare all'istante il VTA del vostro giradischi.
In realtà dell'HiFi non gli importa nulla, trovando in casa un computer o una bici da corsa in titanio mostrerebbe lo stesso morboso interesse.
E se avete il PC a casa non mancherà di chiedervi di Internet e di fare una navigazione veloce sui siti più alla moda nel cyberspazio.
Nei negozi e alle mostre lo riconoscete subito:
fa tante domande e si allontana col furgoncino colmo di depliants e brochures che poi si studia con comodo a casa.
Nei casi più gravi può persino arrivare a comprare riviste specializzate dei settori più disparati, leggerle tutte approfonditamente e farsi una cultura.
Cerca di capire tutto ciò che c'è di nuovo al mondo ma, dovendo apprendere troppe cose, non ha il tempo per soffermarsi ad apprezzarne una sola.
È un individuo senza futuro. Non cercate di redimerlo. Se vi chiede consigli potete stare certi che non serviranno a niente. Normalmente NON possiede un impianto HiFi e NON ha alcuna intenzione di acquistarne uno. Non può interessarsi davvero a qualcosa di concreto. L'HiFi per lui è uno dei tanti fenomeni dal quale apprendere quelle poche nozioni che fanno la sua felicit&agrave.

Il nostalgico
La mia categoria preferita in assoluto.
Appassionato di vecchia data possiede un impianto di 20/25 anni fa, poi tra matrimonio, figli ed il resto, la passione ha lasciato il posto ad altre cose.
Ora che ha un po' più di tempo libero da dedicare alla sua vecchia passione mai sopita riprende ad acquistare le riviste specializzate e, naturalmente, viene colto da malore da super-informazione.
Ai suoi tempi i marchi seri erano davvero pochi e si poteva contare su alcune certezze assolute tipo Marantz, Thorens, AR.
Ora l'offerta è sconfinata e pare che i marchi storici a cui era legato non godano della reputazione incontestabile di cui potevano vantarsi allora. Per non parlare di cavi e di altre diavolerie.
La reazione, umana, scontata è quasi sempre la stessa: roba come ai miei tempi non ne fanno proprio più. E non che abbia tutti i torti.
Si vergogna di descrivere il proprio impianto-cimelio che, a fronte di tante novità, appare un vero dinosauro.
Il Nostalgico è un eccellente potenziale audiofilo: basta fargli capire che nel mercato ci sono ancora realtà solide, costruttori seri ed apparecchi costruiti con criteri ragionevoli a prezzi umani. Spiegargli che molte, moltissime cose che il mercato ci propina sono fenomeni di moda, niente pi&ugrave.
Occorre fargli sentire la buona Musica e farlo avvicinare a poco a poco a quelle cose che lui considera follie (cavi speciali, punte etc.).
È un'ottima base di partenza poichè non c'è Cultura senza Passato e questo è quantomai vero per l'HiFi. Non si può ignorare l'importanza storica di costruttori come Quad o Thorens, di prodotti che hanno contribuito in modo sostanziale al progresso dell'HiFi come il Linn Sondek o gli amplificatori McIntosh tanto per citare pochi esempi.
Troppo spesso mi capita d incontrare persone che conoscono, almeno di nome, gli amplificatori Krell ma che ignorano l'importanza di figure come Saul Marantz o Peter Walker.
I Nostalgici hanno la grande fortuna di avere memoria storica di ciò che l'HiFi è stata e questo li può aiutare non poco a capire anche il mondo di oggi.
A chi non ha memoria storica perchè troppo giovane consiglio di documentarsi, perchè senza Passato potremmo non capire molte delle cose che succedono oggi nel mondo dell'HiFi.

Il ricco ignorante
Lo conoscete tutti: è colui che entra nei negozi e dice di voler acquistare un impianto stereo di qualit&agrave. Solitamente ha budget molto alti (dell'ordine delle decine di milioni) e cultura musicale prossima allo zero.
Non sa cosa deve acquistare e si rimette fiduciosamente nelle mani del negoziante.
Non ascolta Musica ma solo 3 dico tre dischi speciali ben noti per ottenere il massimo da un impianto HiFi. Ovviamente fa sfoggio del suo mega-impianto non appena gli si presenta l'occasione, specialmente quando incontra appassionati veri da sbalordire facilmente.
È un personaggio difficilmente migliorabile ed anzi andrebbe evitato perchè grazie a tipi come lui l'HiFi è diventata come la vediamo oggi:
apparecchi dai costi vergognosamente alti, centinaia di marchi importati da ogni angolo del mondo e corrispondente crisi del settore.
Se ne doveste incontrare uno evitate di parlarci, sarebbe tempo perso a meno che non abbiate anche voi un impianto supercostoso da contrapporgli.
Per l'Ignorante l'Hifi è il Fine e non il mezzo tanto che non nutre alcun interesse verso la Musica. È un po' come essere appassionati di strumenti musicali, acquistare uno Steinway e utilizzarlo come elegante portafiori.

L'Audiofilo!
L'Audiofilo vero è un grande appassionato di Musica.
Per questo motivo aspira a sentirla riprodotta nel migliore dei modi, ovvero in quello più somigliante alla realt&agrave. Dall'impianto HiFi pretende la grande illusione, l'inganno dei sensi, le stesse emozioni che regala la musica dal vivo, quindi la dolcezza di una voce femminile, l'impatto di un gruppo rock o di una grande orchestra e la delicatezza degli arpeggi di una chitarra classica.
Non è molto interessato alla tecnica fine a se stessa, i watts, la distorsione, il jitter e chi più ne ha più ne metta. Per lui l'importante è il Fine, non il Mezzo.
Come L'Inesperto non ha certezze ma sa solo che per giungere alla corretta riproduzione musicale le strade da percorrere possono essere tante e molto diverse.
Non prende mai per oro colato ciò che altri gli dicono, comprese le riviste specializzate, e vaglia tutto con le sue orecchie e la sua esperienza.
Facilmente si innamora di apparecchi HiFi che, per un motivo o per l'altro, gli regalano le emozioni che cerca.
Se ne trovate uno fatevelo amico. E non fate caso al fatto che è metà uomo metà orecchie.
Con quale di queste vi identificate? Suicide

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Re: Come riconoscere un Audiofilo...

Messaggio  piero7 il Sab 5 Giu 2010 - 13:37

PREMESSA: Ho scritto questo articolo, sotto pseudonimo, nel Giugno del 2003, e l'ho sottoposto
a G. M. Binari, il direttore di "Fedeltà del Suono", con la quale ogni tanto collaboro. Nonostante la
(ovvia, data la provocatorietà del contenuto) opposizione di gran parte della redazione, egli è sempre
stato intenzionato a pubblicarlo, anche se, altrettanto ovviamente, aggiungendo una chiosa dove si
chiama fuori: non si può certo pretendere dal direttore di una rivista che si definisce "per veri audiofili"
di sottoscrivere quanto detto qua sotto. Nel momento in cui scrivo questa nota (primi di Agosto 2004)
la pubblicazione non è ancora avvenuta; dovrebbe comparire sul numero 112 della rivista (Settembre
2004), ma è già stata rinviata più volte. Lo pseudonimo (Salvatore Corvaya) con cui l'articolo è firmato
in quella sede è più che altro un diversivo; chi mi conosce, non avrà certo difficoltà ad individuarne il
vero autore. Qui comunque ne avete la conferma e -qualora la pubblicazione sia stata rinviata ancoraanche
l'anteprima.

RIFLESSIONI DI UN EX AUDIOFILO
Il sottoscritto è stato un audiofilo convinto, ed ha attraversato le relative fasi: dalla semplice
scoperta della stereofonia, al passaggio graduale alla così denominata "high end" ed all'incontro
con i cosiddetti "audiofili"; dalla lettura entusiasta della stampa di settore, all'apprendimento di
un po' della tecnica delle apparecchiature, fino ad una lettura sempre più critica, ed infine alla
presa di coscienza di cosa sia realmente questo audio d'elite. Vale forse la pena proporre in modo
organizzato alcune considerazioni su come si comportino gli audiofili..
Chi scrive si considera persona razionale e pragmatica, da alcuni considerata cinica. Può darsi,
comunque gli è occorso un certo numero di anni per comprendere la mentalità degli "audiofili". Ha
provato a farne parte, ma col tempo si è accorto che ciò, anziché promuovere e coadiuvare la passione
per la musica, la ostacolava; sì che, alla fine, se ne è affrancato. Non ha, per fortuna, abbandonato
l'ascolto della musica; ma le uniche apparecchiature conservate tra le tante possedute, alcune anche
molto costose, sono vecchiotte e poco quotate nei circoli high end. Ciò non ostante, formano un
sistema dal suono diretto e privo di orpelli, godibile con tutti i dischi, che apparati sulla carta superiori,
e dal blasone di gran lunga più prestigioso, gli avevano negato. Ad ogni modo, il punto di questo
modesto pezzo non sono le apparecchiature, ma i comportamenti. Dopo tanti anni, pareva interessante
provare a ragionare su alcuni fatti ricorrenti, nel tentativo di razionalizzarli e di trovarvi (forse!) un
qualche motivo di riflessione.
L'impianto audio. Mezzo o fine?
Se chi scrive interrogasse una persona non addentro allo specifico settore hi-fi circa il motivo di
esistere di un apparato audio, questi -probabilmente con l'espressione maravigliata di chi si è sentito
domandare un'ovvietà- risponderebbe più o meno "Ad ascoltare la musica, si capisce!". Un audiofilo,
d'acchito, probabilmente risponderebbe anch'egli così; ma, per lui, non è così un'ovvietà.
L'importanza che l'impianto audio riveste per il "vero" audiofilo, va molto oltre il mero aspetto
funzionale; anzi, ci si potrebbe spingere ancora più in là ed affermare -senza soverchia tema di essere
smentiti dai fatti, anche se a rischio di tirarsi addosso qualche contestazione- che per la maggior parte
degli audiofili, l'aspetto funzionale principale non sia affatto l'ascolto di musica. Lo testimoniano
diversi fatti. Uno è l'importanza attribuita alla "qualità" dell'incisione, spesso preponderante rispetto al
contenuto musicale stesso. La questione di "come" un disco è inciso, piuttosto che "cosa" vi sia inciso,
in taluni casi scava un abisso incolmabile tra le preferenze discografiche dell'audiofilo e quelle
dell'appassionato di musica; cosa che autorizza a ritenere nettamente separate le due categorie, ed ha
nei fatti creato negli anni una particolare categoria di dischi ed addirittura fatto nascere delle etichette
discografiche specializzate (anche codesta Rivista ne ha fondata una) nel proporre produzioni adatte a
mettere alla prova e dimostrare le capacità di un impianto di riproduzione. Chi scrive ha reperito dischi
dichiaratamente orientati a questo risalenti fino agli anni Cinquanta, e non esclude (anzi, è quasi certo)
che ne siano esistiti in tempi ancora anteriori; a riprova del fatto che la netta distinzione tra
appassionato di musica ed appassionato di riproduzione non solo è assodata, ma è anche di vecchia
data.
Un altro fatto che lo scrivente ha notato, strettamente connesso con il precedente, è che gli
audiofili, fra di loro, non parlano mai di musica. Di più: gli argomenti di cui prediligono discorrere, in
genere, verrebbero considerati di scarsissima importanza, o addirittura incomprensibili, da un
appassionato di musica. Il sottoscritto, quando conversava con altri audiofili, confessa che gli
argomenti di tali conversazioni spesso non gli erano affatto chiari! Lo stesso contenuto musicale di
detti dischi si è evoluto nel tempo; quelli degli anni Cinquanta e Sessanta proponevano programmi che
potremmo definire "di intrattenimento", in genere si trattava di grandi orchestre, di stampo sinfonico o
jazz, che riproponevano sontuosi arrangiamenti di brani classici apprezzati dal grande pubblico, o di
standards, o di brani da hit-parade; erano di gradimento di tutta la famiglia, ed i musicisti coinvolti
erano spesso di altissimo livello. Tanto che facilmente venivano acquistati anche da utenti non
specificamente appassionati del settore; i migliori di questi dischi sono assai godibili ancor oggi.
Quelli degli anni Settanta e Ottanta proponevano perlopiù ancora programmi simili, ma con artisti di
livello nettamente inferiore, tranne qualche eccezione. Negli ultimi venti anni poi si è assistito ad una
involuzione, con gruppi sempre più piccoli, arrangiamenti sempre più scarni, e scelte musicali sempre
più inadatte all'"intrattenimento". Questi dischi, mogli e figli non li ascolterebbero mai. Con tali
scelte, evidentemente l'audiofilo intende isolarsi dal mondo esterno; si potrebbe sospettare che intenda
isolarsi dal mondo reale, in una curiosa contraddizione con la dizione stessa "alta fedeltà", che
presupporrebbe l'aderenza del riprodotto ad un modello tangibile.
Evidentemente la funzione che l'audiofilo attribuisce all'impianto audio non è quella di riprodurre
musica, ma qualcos'altro -che allo scrivente in parte sfugge-, forse e solo forse presente sui dischi.
L'impressione più volte riportata da chi scrive è che questo "qualcos'altro" sia una categoria a sè stante,
che gli audiofili cercano di costruire ad immagine e somiglianza dei loro desideri. Ecco il senso del
titolo di questo paragrafo: se il fine dell'impianto non si concreta nella riproduzione della musica, esiste
la possibilità che non stia nemmeno nella "riproduzione" di qualcosa, ma che si chiuda su sè stesso.
Ecco anche perché all'inizio si è affermato che la funzione della riproduzione della musica, per un
audiofilo, "non è così un'ovvietà".
Il sottoscritto non è affatto convinto che gli audiofili medesimi abbiano una risposta convincente e
definitiva a tali dubbi, e forse essi non sono nemmeno troppo interessati a trovarla. Apparentemente
preferiscono perpetuare un relativismo dove chiunque può affermare tutto ed il contrario di tutto,
persuasi -non del tutto consciamente, o, se sì, non lo vogliono ammettere- che, diversamente, il giuoco
finirebbe.
Strumento o giocattolo?
Molti indizi ricavabili osservando l'atteggiamento degli audiofili portano a ritenere che essi
intrattengano un rapporto di tipo ludico col loro apparato. Ad esempio, uno di questi indizi è il loro
amore per i cavi e gli accessori. Alcuni di questi -la maggioranza, ad esser sinceri- appaiono, se si
cerca di osservarli con obiettività, veramente difficili da giustificare sul piano strettamente funzionale. I
princìpi in base ai quali verrebbe sostenuta la loro efficacia sono spesso oscuri e spiegati in modo poco
convincente; inoltre la loro realizzazione appare molte volte cervellotica, e la loro complicazione o
scomodità, di uso od installazione, francamente non in linea con gli scopi che si prefiggerebbero.
Tuttavia, gli audiofili dimostrano di non saperne fare a meno e sono disposti a sborsare cifre
decisamente prive di legame al loro valore intrinseco, pur di entrarne in possesso; questo, anche
quando non ne hanno compreso il funzionamento. Spesso, peraltro, chi scrive ha notato che chi li
aveva acquistati li ha adoperati solo per un po' per poi abbandonarli, formando col passare del tempo
delle sorte di strane collezioni di "alchimie moderne"; praticamente tutti i "veri" audiofili incontrati
negli anni dal sottoscritto ne possiedono una.
Visto che gli audiofili stessi si servono di argomentazioni traballanti per giustificare, sul piano
funzionale, l'acquisto a sì caro prezzo di simili oggetti, dev' esservi una spinta di altro tipo al loro
possesso. Chi scrive ha tratto la conclusione che la motivazione più plausibile sia l'aspetto ludico. Ciò
oltre tutto collima bene con l'argomento sopra trattato: se ciò che rende desiderabile l'impianto audio
non è la sua capacità di riprodurre musica, che interessa agli audiofili in misura tutto sommato
marginale, allora è molto probabile che sia la possibilità di giocarvi. Ammettendo questo, tutto quadra:
ogni accessorio moltiplica le possibilità di giuoco, senza la necessità di stravolgere ogni volta elementi
vitali. Ecco allora anche la giustificazione al prezzo: quest'ultimo viene valutato non in rapporto al
valore intrinseco dell'accessorio, ma in confronto con la spesa necessaria all'acquisto di un nuovo
apparato.
Il caso dei cavi, all'occhio di chi scrive, appare particolarissimo ed, a suo modo, geniale nei suoi
addentellati commerciali. All'inizio degli anni Ottanta in Occidente -e qualche anno prima in
Giappone- ci si è resi conto che i cavi fino ad allora utilizzati per collegare gli elementi dell'impianto
audio -piattine schermate sottili, cavetto rosso/nero- causavano un certo degrado del segnale che vi
transitava. Il problema sarebbe stato abbastanza facile da risolvere giacché, allora come ora, con
qualche ragionamento più approfondito sulle cause di questo degrado, si sarebbero potuti individuare e
"standardizzare" altri tipi di cavi, già in uso in altre applicazioni, in grado praticamente di azzerare tale
difetto e chiudere definitivamente la questione. Cavi del genere esistevano allora, esistono tuttora, e
non sono particolarmente costosi: ma non è questo il punto. Alcuni operatori del settore hanno intuito
che sarebbe stato molto più redditizio creare un mercato apposito e, ottenuto l'appoggio della stampa di
settore, è nato, letteralmente dal nulla, il mercato dei cavi. La cosa ha preso piede in maniera
travolgente e senza quasi incontrare resistenza: in capo a cinque anni si è riusciti a far digerire agli
audiofili che un metro di filo elettrico potesse costare trecentocinquanta mila lire. Altri cinque anni, e
senza che nessuno si scandolezzasse, si è arrivati a due milioni al metro. Ancora cinque anni -e siamo
alla seconda metà dei Novanta- e si sono toccati dei massimi di cinque o sei milioni al metro. In tale
frattempo, sono state proposte cose scandalose: dai cavi ad acqua, a quelli imbottiti di piombo. La
domanda è: "Com'è possibile che tutto questo sia potuto accadere ?"
La sola risposta che il sottoscritto è riuscito a darsi è che, evidentemente, gli audiofili si sono
divertiti troppo coi cavi, perché qualcuno avesse il coraggio di sospettare che forse qualcun altro si
approfittava delle loro velleità ludiche. Esistono ad esempio cavi che intenzionalmente introducono
una loro caratterizzazione sull'ascolto; questi sono i successori, anzi i succedanei dei controlli di tono -
che hanno curiosamente cominciato a scomparire dagli amplificatori proprio coll'avvento dei primi cavi
audio !- cosicché ora l'audiofilo deve comperare un nuovo cavo ogni volta che vuole cambiare
regolazione... Lo scrivente si è accorto, ormai da lunga pezza, che, eccettuati i casi di cui sopra, le
differenze sonore realmente percepibili tra cavi audio specifici di "alto di gamma", ma realizzati
seriamente, ed alcuni tipi di cavi industriali di costo decine di volte inferiore, sono sfuggenti, lungi
dall'essere decisive -o forse è più appropriato dire "dall'avere influenza"- sull'ascolto di musica e
comunque mai tali da giustificare la differenza di spesa. Eppure... ogni audiofilo che si rispetti ha
sempre la sua collezione di cavi.
E' probabile che queste collezioni appaghino anche il desiderio di "possesso", a volte anche
morboso, che l'audiofilo nutre nei confronti dell'impianto, similmente al bambino col giocattolo. Ad
onor del vero, talvolta gli audiofili più consapevoli questo lo ammettono apertamente. Ciò può fornire
una spiegazione anche alla loro costante smania di "up-grading" e di modifica delle apparecchiature.
Queste operazioni, che gli audiofili spesso arrischiano senza la più pallida nozione di cosa vadano
abborracciando, e che, a quanto chi scrive ha potuto osservare, vanno dall'ornare l'oggetto di orpelli
inutili anzichenò, alla sua totale devastazione, con preventivi per il ripristino vicini al costo
dell'apparato nuovo -il sottoscritto può testimoniare di almeno un caso di un elemento talmente
martoriato che l'assistenza autorizzata lo giudicò irrecuperabile (NOTA: era un DAC Audio Note che
mi capitò quando lavoravo a Nerviano. L’avevano talmente conciato che non si poteva più
recuperare neanche il telaio. Fu il caso più estremo, ma non l’unico tra quelli che mi sono
capitati !)- parrebbero foriere dello stesso piacere che provano i pargoli a smontar i loro balocchi.
Un altro indizio proviene dalla constatazione della smisurata importanza attribuita dall'audiofilo al
fattore estetico ed alla presentazione, anche degli accessori. Ciò è singolare, in primo luogo perché i
canoni estetici più graditi agli audiofili in genere non solo non migliorano l'accettazione dell'apparato
da parte di chi con lui coabita, ma anzi spesso, essendo antifunzionali e pacchiani -vedansi al proposito
certi diffusori e certi amplificatori, specie a valvole- portano ulteriore conflittualità. Quest'ultima è
aggravata dal fatto che raramente l'impianto audio è a disposizione di tutta la famiglia; quindi viene
visto come un ingombro, un'intrusione a beneficio del solo audiofilo.
In secondo luogo, certe scelte estetiche e certe lavorazioni comportano un aggravio di costo
notevole su ogni elemento, che finisce per avere un prezzo d'acquisto ancora più slegato dal valore
intrinseco. La contraddizione è che l'audiofilo su questo protesta fieramente, salvo poi snobbare
prodotti che, presentati in maniera più dimessa, per un pari esborso potrebbero offrire contenuti e
risultati d'uso ben più interessanti. Anche da questo aspetto si trae la conclusione che il valore
funzionale -inteso come fedele riproduzione della musica- dell'impianto audio, per l'audiofilo non
rappresenti una motivazione sufficiente.
Questo lo sanno bene i commercianti del settore, che hanno elaborato tutta una serie di
stratagemmi psicologici, con lo scopo di trarre profitto dai desideri dell'audiofilo. I più bravi in questo
sottile giuoco riescono a piazzare oggetti che a qualsiasi profano apparirebbero del tutto invendibili.
Tra questi stratagemmi rientra anche la negoziazione del prezzo di acquisto e di ritiro dell'usato.
Chi scrive, pur non avendo mai preso parte a trattative del genere, ha ormai imparato anch'egli che gli
elevatissimi prezzi di listino pubblicati per certi prodotti, sono talvolta da ritenersi una base di trattativa
nel caso peggiore, cioè che il possibile acquirente intenda dare in permuta un oggetto recente e di
categoria equivalente; altrimenti si mercanteggia fino a chiudere a prezzi MOLTO inferiori a quelli di
listino. L'audiofilo esperto questo lo sa perfettamente, ma evidentemente prova molta più
soddisfazione nel negoziare sulla base di un prezzo "fittizio", che nel pagare un prezzo più equo, ma
senza trattativa.
Esistono alcuni commercianti che, colla tecnica del ritiro/vendita usato contro usato, fanno
continuamente circolare gli apparecchi tra i loro clienti monetizzandoli un po' alla volta: spesso
convincono un cliente ad effettuare un cambio anche quando questi non ne aveva manifestato
l'intenzione, e con un altro apparato tutto sommato equivalente. Questi commercianti sanno scegliere
molto bene i clienti che si prestano a tali manovre: in questo modo, per loro il giuoco non ha mai fine.
Condizionamenti, consulenze del primo, secondo e terzo tipo, e l'importanza della
suggestione
Dal momento che l'audiofilia non è comunemente compresa, né tantomeno condivisa, da alcuno
che non sia anch'egli addentro al settore, gli audiofili esercitano la loro passione in sorte di gruppetti,
alcuni dei quali sembrano quasi specie di società segrete. Finanche alcuni progettisti di apparati, quelli
dall'approccio più razionale e funzionalista, cioè ancora convinti che l'impianto audio serva ad ascoltar
la musica e vada progettato in funzione della medesima -sono una sparuta minoranza, in verità- mal
tollerano di doversela vedere con le esigenze "ludiche" degli audiofili, e non mancano di attaccarli con
sarcasmo quando si presenti loro l'occasione. Altri però -purtroppo la maggioranza- fanno affidamento
proprio sui giudizi questi gruppetti; e questo, se nel breve periodo può far fare loro un po' di cassa, nel
medio è la rovina del settore.
Infatti, dal momento che, come affermato più sopra, è altamente ragionevole ritenere che
l'audiofilo consideri il proprio impianto audio alla stregua di un giocattolo -il che preclude
completamente atteggiamenti troppo tecnici ed orientati al risultato, che renderebbero tutto molto meno
vario e divertente, favorendo invece un approccio relativistico e, di fatto, il rifiuto di qualsiasi criterio
razionale di scelta- non rimane altro, per questi gruppetti di audiofili, che scegliersi un "pacchetto" di
convenzioni con le quali fare un identikit del loro "suono" ideale e delle tipologie di apparati da
preferirsi per ottenerlo; ma si tratta sostanzialmente di forme di partigianeria non supportate da assunti
tecnici o "filosofici" ben organizzati. Le opinioni che si fanno strada in seno a questi gruppetti non
hanno pertanto alcun fondamento preciso.
Ed arriviamo così alla principale contraddizione dell'audiofilia: se, da un lato, il non volersi dare
criteri di scelta razionali dà all'audiofilo l'inebriante impressione che il suo mondo sia bello,
interessante e privo di trappole, e fornisce al suo Ego un appiglio per ritenersi un grande e saggio
esperto, dall'altro lo priva di una qualsiasi linea guida sufficientemente affidabile, sulla quale basarsi
per effettuare acquisti evitando delusioni. Egli è, così, roso costantemente dal germe del dubbio, e
pertanto cerca in qualche modo delle certezze; proprio quelle che vorrebbe rinnegare per tema di
togliere al giocattolo il suo fascino! Il vero audiofilo -ricordiamolo- non ha mai una vera padronanza
della tecnica dei suoi apparati: se l'avesse si risparmierebbe denaro e delusioni ma non potrebbe
permettersi un approccio troppo ludico, e quindi, forse, si divertirebbe meno. Né è d'aiuto il fatto che,
sulla tecnica, anche la stampa di settore abbia, oramai da lunga pezza, gettato la spugna: le recensioni
degli apparati ormai non riportano più né schemi elettrici, né tampoco spiegazioni o commenti dei
medesimi, e spesso neppure le misure più elementari. Tutto si riduce alla prolissa, ed estremamente
noiosa, esposizione delle impressioni del recensore, mentre le scelte tecniche che stanno dietro ai
prodotti restano nelle tenebre più fitte.
Càpita così, e secondo canoni che si ripetono più o meno sempre uguali, che l'audiofilo che ha già
preso la decisione di acquistare un certo oggetto che in quel momento gli appare desiderabile, vada a
chiedere conferma a terzi -che egli ha previamente classificato come candidati dispensatori di certezzecirca
il fatto che l'oggetto su cui è orientato sia effettivamente quello giusto e non comporti rischi di
delusione. Il problema è che la scelta che l'audiofilo ha già operato, come spiegato, non segue criteri
razionali: malgrado ciò, egli ne è convintissimo e non è minimamente disposto a lasciarsi persuadere
diversamente. Il suo comportamento in questa situazione, alla quale chi scrive ha assistito più e più
volte, è assolutamente peculiare: qualora il suo interlocutore -non importa se a torto od a ragionepalesi
contrarietà all'operazione pianificata, egli, che, come detto, non è disposto ad essere
contraddetto, reitera la domanda -attenzione: non cerca argomentazioni a suo favore; semplicemente
reitera la domanda- all'infinito, anche a più riprese distribuite nell'arco di mesi, nella speranza che il
suo interlocutore ceda e finisca per confermargli che, ebbene sì, sta facendo bene. L'audiofilo cioè si
rifiuta di recedere dal suo proposito; pur tuttavia non si sente tanto sicuro da agire senza il beneplacito
di terzi.
Come vada a finire il contradditorio tra l'audiofilo ed il suo consulente designato, dipende
esclusivamente da quanto quest'ultimo sia disposto ad assecondare l'audiofilo; ad un dato momento il
loop si deve pur fermare, e l'esperienza mostra tre possibili modalità: in ordine decrescente di
gradimento da parte dell'audiofilo, e crescente di onestà intellettuale del consulente.
Consulente del primo tipo: decide scientemente di far contento l'audiofilo; una volta capito quale
risposta egli spera di ottenere, gliela dà.
Consulente del secondo tipo: fornisce una risposta diversa ogni volta che la domanda viene
ripetuta. Questo è quanto l'audiofilo spera, ed è per questo che insiste: statisticamente, la risposta
favorevole tanto attesa prima o poi arriverà.
Consulente del terzo tipo: risponde quello che realmente pensa e, se l'audiofilo intende
commettere una corbelleria, prova a spiegargli perché non dovrebbe: ma l'audiofilo insiste fino ad
esaurire la sua pazienza, e finisce per farsi spedire a quel paese in malo modo.
In altre parole, l'audiofilo non vuole affatto un interlocutore onesto od esperto: ne vuole solo uno
disposto a dargli ragione. Il merito di queste discussioni infatti è completamente irrilevante, e non ha
alcuna influenza sul loro esito. Una tattica che gli audiofili adottano abitualmente per aiutarsi, inoltre,
è quella di formulare domande più vaghe, generiche ed indirette possibile: così agendo, almeno i
consulenti del primo o secondo tipo forniscono a loro volta risposte che l'audiofilo ha modo di
interpretare sempre come delle conferme. Tale tattica è meno efficace con i consulenti del terzo tipo,
che riescono a comprendere dove l'audiofilo voglia andare a parare e rispondono in modo meno facile
da strumentalizzare. Paradossalmente questi ultimi sono più affidabili, ma meno ascoltati.
Altro addentellato della di sopra contraddizione, è che essa implicitamente promuove il proliferare
nel mercato di operatori a vario titolo -commercianti "paralleli", guru, fantasiosi inventori e financo
improvvisati costruttori- spesso non solo privi di alcuna competenza del ramo, ma addirittura
completamente digiuni sia di Fisica che di Elettrotecnica, e però in qualche modo legittimati sia da
detta spinta al relativismo, sia dalla fame di "certezze", ma soprattutto dal fatto che solitamente si
qualificano come consulenti del secondo tipo. A volte vorrebbero rientrare nel terzo tipo, emettendo
proclami e sentenze apparentemente inappellabili; ma, non sapendo quello che dicono, si
contraddicono in continuazione, ed un interlocutore mediamente smaliziato non ha difficoltà ad
incastrarli. Di fatto, trattasi perlopiù di semplici audiofili dall'Ego particolarmente prepotente, od in
altri casi, e più semplicemente ancora, di furbacchioni nel tentativo di arrotondar le loro finanze.
Costoro, sebbene a rigor di logica non abbiano alcun titolo per considerarsi depositarii di scienza o
saggezza speciali, nel presente stato di cose si sentono in un certo qual modo incontestabili, ed anzi
spronati a sputar sentenze a destra e a manca, inevitabilmente in contraddizione l'uno coll'altro giacché
lo sono anche con sè stessi. Il fatto che nessuno, nel settore, osi pretendere conferme concrete o
giustificazioni tecniche alle loro affermazioni, rende loro un magnifico servigio. Gli audiofili se la
prendono a morte con chi mette in dubbio tali "autorità (auto)costituite" perché le vedono come sorte di
salvagenti; e però non riescono a discernere a chi dar retta perché impediti dal relativismo e dalla poca
conoscenza tecnica! Col frustrante risultato che gli audiofili d'istinto darebbero retta a tutti; e questi
sputasentenze, lungi dal risultare di qualche aiuto, a conti fatti confondono loro vieppiù le idee,
spacciando per Verità le panzane più peregrine.
Dal momento che anche con la logica, od almeno quella che agli audiofili deve apparire tale -non
rendendosi costoro conto che essa è minata alla base dalle contraddizioni appena esplicitate- non
appare possibile un'esistenza tranquilla ed al riparo da dubbi e delusioni, ecco che essi spesso trovano
conforto nella suggestione. Essa consente loro di trovare da soli le risposte univoche, le certezze, che
non sono raggiungibili per altra via; le suggestioni inoltre sono facilmente condivise all'interno del
gruppetto, per cui hanno anche una funzione aggregativa. Se qualcuno dei sopra citati guru sostenesse
che spruzzando acqua fresca sui cavi il suono migliora, a molti audiofili farà piacere crederci, ma
potrebbe rimanere loro qualche dubbio residuo, sul fatto di aver anch'essi percepito realmente i
miglioramenti descritti dal guru ripetendo l'esperimento secondo le sue prescrizioni. Resterebbe, in
fondo, il noioso sospetto di esser stati presi per il naso. Qualora però uno di questi audiofili riuscisse a
persuadere il resto del suo gruppetto su tali miglioramenti -ed è una questione più che altro di
dialettica- tutti i suoi dubbi si dissiperanno, trasformandosi in incrollabile certezza collettiva. Questo
meccanismo funziona in maniera infallibile, e del tutto indipendente dai reali esiti dell'esperimento:
non occorre che un fenomeno sensibile esista davvero, la semplice convinzione che ci sia è un conforto
più che sufficiente.
A tal proposito, qualche volta chi scrive ha provato a far esperimenti, con esiti a tutta prima
sconcertanti, ma spiegabili tenendo presente quanto sopra. Un esempio fra i tanti possibili: poco più di
un decennio fa certa stampa iniziò a parlare dell'importanza, ai fini sonici, del verso d'inserzione della
spina di rete. La cosa fu giustificata con argomentazioni tecniche non troppo solide, ma che tutto
sommato potevano avere un loro senso. A quei tempi il sottoscritto -che aveva frequentazioni
relativamente assidue con altri audiofili- provò a prendere in considerazione l'argomento, collegando le
varie apparecchiature secondo quanto prescritto dalla stampa americana -minimizzazione del
potenziale verso terra della massa di ciascun telaio-, ma francamente, all'ascolto, non registrò alcuna
differenza realmente identificabile come tale, rispetto alla situazione preesistente. La questione, per un
certo periodo, fu controversa all'interno del gruppetto; poi la stampa smise di parlarne, e tutto fu
dimenticato.
Qualche anno dopo, chi scrive incontrò nuovamente l'allora "leader" del gruppetto, e la vecchia
questione della fase di rete tornò fuori. Costui sosteneva che l'inversione della spina si udiva
chiaramente in ogni situazione: siccome si era a casa del sottoscritto, si decise così di far un'ulteriore
prova. Lo scrivente doveva far ascoltare il proprio impianto a tale "leader" con un disco da
quest'ultimo scelto; poi, quando questi lo richiedeva, spengere il finale di potenza, armeggiare intorno
alla spina, riaccenderlo e riprendere l'ascolto. Ad ogni "cambio", il "leader" doveva indovinare se chi
scrive avesse realmente rovesciato la spina, ovvero l'avesse reinserita con lo stesso verso. Una classica
prova in singolo cieco, in genere temutissima dagli audiofili, anche se in quell'occasione la sfida fu
raccolta con baldanza. Bene: più volte, solo sfilando la spina e reinserendola senza voltarla, i
commenti del "leader" furono del tipo "Adesso è completamente diverso!" "Tutt'altra cosa!" eccetera.
La percentuale di commutazioni indovinate fu dell'ordine del 20%, come dire casuale: questo tipo di
prove comincia ad indicare che qualcosa si sente davvero, quando le risposte esatte sono almeno il
70%. Chi scrive fece prove simili anche in altre occasioni, con altri apparecchi, e sempre con risultati
analoghi. Così come si ripete sempre analogamente la circostanza che l'audiofilo, appena dopo esser
stato platealmente smentito da sè stesso, continui pervicacemente a sostenere che quella cosa che egli
ha dimostrato di non sentire, si sente benissimo. (NOTA: la storia è vera e l’ho sperimentata
diverse volte; solo il contesto è inventato, nel senso che non ho mai fatto parte di nessun gruppetto
ed il “leader” è un personaggio fittizio, che rappresenta i vari audiofili ai quali mi sono divertito a
far fare questa figuraccia)
Quale conclusione trarre? Qualcuno potrà forse provare a contestare il metodo; ma vi è che esso è
identico a quello adottato dagli audiofili: breve ascolto/cambio/breve ascolto eccetera, sempre dello
stesso spezzone di disco. Quest' ultimo addirittura, a volte non contiene nemmeno musica. Il
sottoscritto ha assistito diverse volte a prove di questo genere con, per fare un esempio, il primo minuto
di "Jazz At The Pawnshop", che contiene solo rumori ambientali, reiterato per ore. (NOTA: anche
questa è vera! Quante volte me li sono dovuti sorbire questi imbecilli) La sola differenza è che gli
audiofili non fanno mai commutazioni in cieco: così, effettuano le loro prove avendone premeditato
l'esito. Se si leva loro la nozione di cosa stiano ascoltando, i loro giudizi si sconvolgono, oppure non
riconoscono più le differenze che erano persuasi di sentire. Allora forse il problema vero non è di
metodo, ma di merito. L'audiofilo non vuole sentire come suona l'impianto: vuole confermare a sè
stesso che esso suona come gli piace pensare che suoni. Se un audiofilo nutre una sua simpatia verso
un tale prodotto, e gli si propone il confronto con tal altro prodotto dal suono uguale o migliore -ma
soggettivamente meno simpatico-, egli rifiuterà fieramente la prova in cieco, per tema o di non riuscire
a distinguerli o di giudicare migliore il meno simpatico. Se la prova viene invece effettuata "in chiaro",
potete star certi che l'audiofilo proclamerà vincitore il prodotto da lui aprioristicamente prescelto.
Autosuggestione? Certo! Essa è strettamente funzionale a perpetuare il giuoco, ed è un'altra di quelle
cose alle quali l'audiofilo non rinunzierebbe per nulla al mondo.
Un quadro preoccupante
A parere di chi scrive, una seria riflessione e l'elaborazione di qualche contromisura per riportare
l'audio di qualità fuori da tale schizofrenica situazione, sono oramai non più procrastinabili: non si può
più far affidamento sugli audiofili, e sulle loro consuetudini ormai cristallizzate, per la sopravvivenza
stessa del settore. Nei termini attuali, l'audio specialistico viene presentato in una maniera che al
contempo spaventa e fa ridere un neofita che vi si volesse avvicinare; il quale da un lato trova la
spocchia dei venditori specializzati, abituati a trattare con gli audiofili, e gli esosi prezzi dei prodotti -
oltre tutto, non essendo avvezzo alle peculiari trattative usuali per gli audiofili, e conoscendo il prezzo
di altra elettronica di consumo, si scandolezza ed insospettisce vieppiù-, da un altro la pesantezza,
scarsa comprensibilità e povertà tecnica delle prove e recensioni della stampa di settore, da un altro
ancora le difficoltà di installazione e di fruibilità di certe apparecchiature, ed infine i risultati sonori,
molte volte ben poco gratificanti malgrado l'ottimismo sia dei venditori che della stampa.
La causa di tutto ciò è che oramai l'audiofilia si è definitivamente distaccata dalla "vera alta
fedeltà", come codesta Rivista ama definirla. L'audiofilia è un giuoco che si è costruito tutto un mondo
fantastico di miti e fideismi, che nulla più hanno a che spartire con la fedele riproduzione della musica;
anzi, quest'ultima ormai è vissuta come un vero e proprio ostacolo all'esercizio della passione audiofila.
Lasciare l'alta fedeltà in ostaggio agli audiofili, e continuare a parlarne col loro linguaggio,
paradossalmente tiene lontani gli utenti più promettenti, ossia coloro che potrebbero realmente essere
interessati all'ascolto di qualità della musica. Non è più esatto considerare l'audiofilia come una frangia
estremista dell'audio di qualità: per mantenerlo in vita, bisognerebbe avere il coraggio di restituirgli una
dignità, separandolo nettamente da quello per audiofili. Anche se va ammesso che qualcosina si sta
facendo, almeno dando spazio a prove di apparecchiature meno "indigeste", il sottoscritto ritiene che si
debba essere meno timidi, tornando a proporre analisi tecniche ed a fare divulgazione in questo senso,
in maniera meno sporadica. In altre parole, occorre tornare a dimostrare al lettore e possibile cliente,
specie se neofita, che anche l'audio di qualità è una cosa seria ed offre dei contenuti. Diversamente, la
sua ghettizzazione è inevitabile.

Diego Nardi

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