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HANNE HUKKELBERG - Blood From A Stone 2009 (Nettwerk)

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HANNE HUKKELBERG - Blood From A Stone 2009 (Nettwerk)

Messaggio Da Artinside il Ven 23 Nov 2012 - 13:55

http://www.ondarock.it/recensioni/2009_hukkelberg.htm


di Roberto Mandolini

Quattro anni fa “Little Things”, l'esordio discografico di Hanne Hukkelberg pubblicato dalla Leaf, aveva fatto esplodere un piccolo caso nello strano mondo della musica sotterranea. Non solo Hanne sembrava possedere un tono di voce a metà strada tra quello di Erykah Badu e quello di Susanna Carolina Wallumrød (di Susanna and The Magical Orchestra), ma la giovane musicista norvegese, allora ventiseienne, aveva scritto, arrangiato e cantato quello che sarebbe potuto diventare la risposta underground al successo di “Comes Away With Me” di Norah Jones. Un disco di jazz in un catalogo come quello della Leaf principalmente orientato alla musica elettronica. Per di più arricchito da composizioni brillanti e avvincenti, impreziosite dalla presenza di musicisti del giro Jaga Jazzist, Shining, Kaada, Kiruna e Exploding Plastix. Era nata una stella.

Due anni più tardi la Hukkelberg abbandonò le tinte jazz dell'esordio con il suo secondo disco, “Rykestraße 68”, spiazzando chi si aspettava un seguito dell'acclamato “Little Things”. Oggi il suo terzo album in studio, “Blood From A Stone”, è una ulteriore conferma dell'evoluzione della musica di Hanne verso una forma molto personale di pop nordico. Le sue composizioni rimangono canzoni nel senso classico del termine, anche se arrangiate con suoni e gusto presi tanto dal jazz quanto dalla musica elettronica e soprattutto dal rock più sperimentale della sua terra.
Le canzoni di “Blood From A Stone” sono nate durante una vacanza in un piccolo paesino nell'isola di Senja, 300 chilometri a nord del circolo polare artico. Poi sono state registrate nello studio di Henne a Oslo, con l'aiuto del suo fidato gruppo di ottimi musicisti, formato da Henning Sandsdalen, Lena Nymark, Erland Dahlen e Kare Vestrheim, più contributi da alcuni noti musicisti del suo paese tra i quali membri di Motorpsycho e Huntsville. La stessa Hukkleberg ha suonato chitarre, basso, batteria, pianoforte e vari tipi di percussioni.
Per arrivare alla natura delle nuove canzoni di Hanne si può partire dalla Stina Nordenstam dell'incredibile “Dynamite”: un senso di rock accennato da chitarre e batteria sopra distese di vuoto glaciale che, nel caso di “Blood From A Stone”, si nutre dei rumori e dei suoni di ulteriori dieci anni di sperimentazioni. Senza comunque mai perdere di vista il concetto di pop. Questo il grande pregio di Hanne Hukklberg, la sua capacità di illuminare con una melodia improvvisa, o semplicemente con una strofa, un'intera canzone altrimenti ricoperta di un'atmosfera funerea.

“Midnight Sun Dream” apre “Blood From A Stone” con una linea vocale brillante, dapprima appena sussurrata dall'incredibile voce di Hanne, poi sempre più chiara e forte nel mixer, fino a scomparire di nuovo nel finale. Gli strumenti – chitarre, trombe etc. - non esplodono mai sopra la voce, ma appaiono e scompaiono come fantasmi. Molto più lineare la traccia che segue, l'omonima “Blood From A Stone”, in cui Hanne si diverte a giocare con la sua voce cambiando tono da strofa a ritornello. “Bandy Riddles” potrebbe essere il potenziale singolo, una canzone che vive del dualismo tra la strofa solare e lineare e il ritornello cupo e impetuoso.
Con “No Mascara Tears” arriva il deserto. Il suono di un'elettricità dilatata e avvolta da strati di sabbia. Come se Daniel Lanois avesse prodotto il nuovo singolo di Bat For Lashes negli studi della Rune Grammofon. “Seventeen” continua sulla stessa lunghezza d'onda e quell'idea di pop suggerita dalle prima tre canzoni in scaletta si fa sempre più vaga. “Salt Of The Earth” è un piccolo capolavoro in cui Hanne concentra in appena quattro minuti e mezzo l'essenza di tutto il disco, ricoprendo la canzone di una spettrale veste gotica.

Dopo l'altrettanto cupa “No On But Yourself”, su “In Here/Out There” torna un'atmosfera più vivace in cui la voce di Hanne sembra quasi tagliare lo spazio nel mixer con la potenza della prima Siouxsie. “Crack” è una ballata di jazz futuristico e notturno, la traccia in cui si riconosce, quantomeno nelle prime battute, la Hukkelberg di “Little Things”. “Bygd Til By” è la chiusura onirica e sospirata di un grande disco.
La stella continua a brillare.

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Re: HANNE HUKKELBERG - Blood From A Stone 2009 (Nettwerk)

Messaggio Da fedcas il Gio 17 Ott 2013 - 4:26

hehe, se si parla di roba norvegese salto fuori di sicuro :p a me piace, da ascoltare anche la connazionale Silje Nes. O Emiliana Torrini, islandese.

Oppure... beh andiamo su un genere un po' diverso ma a sto punto nomino anche Jenny Hval e Susanne Sundfør, le adoro Smile
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