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The Dears - No Cities Left (2004)

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The Dears - No Cities Left (2004)

Messaggio Da Artinside il Ven 2 Mar 2012 - 12:58

Dei canadesi che trattano molto ben la materia pop....



http://www.storiadellamusica.it/The_Dears_-_No_Cities_Left_(Bella_Union,_2003).p0-r3426

The Dears
No Cities Left
di Francesco Targhetta

Canada, 2003. Mentre stanno partendo i baccanali della ‘canadian invasion’, a Montreal c’è qualcuno che fa l’inglese. Lui si chiama Murray A. Lightburn, ha una voce talmente spiccicata a quella di Damon Albarn da sembrarne un clone, ma i critici lo battezzano subito come il ‘Morrissey nero’. Oh, certo, ci sono anche gli altri tre membri con cui ha formato nel 1995 i Dears, tra cui quella Natalia Yanchak (tastiere, seconda voce) che diventerà sua moglie. Ma l’anima della band è lui, e ci tiene a sottolinearlo. A vergare il libretto del secondo disco dei Dears, “No Cities Left”, c’è una scritta che non lascia scampo: «Performed by The Dears. Written and Directed by Murray A. Lightburn». Punto.

A Lightburn degli Arcade Fire non gliene può fregar di meno, né dei riff schizoidi e cubisti immersi in melodie sghembe che saranno l’ingrediente più genuino dell’indie rock canadese. Il titolo dell’Ep che precede, nel 2001, l’uscita di “No Cities Left” è emblematico di come Lightburn esiga che suoni la sua musica: “Orchestral Pop Noir Romantique”. Dici poco, soprattutto nel 2003. Non è un caso se questo disco, che incarna fin nel midollo quel quartetto di aggettivi, sembri appartenere ad altri decenni, o forse a nessuno, entrando perciò nel novero di quelle opere fuori dal tempo che più facilmente raggiungono lo status di classici.

Intriso di una sinfonicità sfatta e decadente, persino sfiancante nelle sue volute di violini e ottoni, di trombe che cantano crepuscoli stramazzati, melodie da poeti maledetti che campano a fare gli esteti blasé, lamenti di autocommiserazione vicini all’apocalissi («It won’t ever be what we want» è il mantra che scandisce il primo pezzo del disco), code strazianti zeppe di una rabbia rappresa, intermezzi giocosi e ammicchi sensuali da casanova dei poveri, e una cascata di pop esistenzialista inglese, dagli Smiths ai Tindersticks, da certi Blur convalescenti (quelli di “To The End”, per dire) ai Pulp dell’«empire à la fin de la décadence», dai Divine Comedy a quel tocco di dongiovanissimo à la Gainsbourg che non guasta, il capolavoro dei Dears sceglie la strada dell’eleganza e della pulizia sonora nel decennio della bassa fedeltà e dei cori avvinazzati. Scelta perdente. Ma si sa: a questa gente la sconfitta piace da matti.

Da 65 minuti sempre tesi, malati, emotivamente al limite, se ne può (se ne deve) uscire spossati. Non rimangono città, e non rimane pressoché nulla. È pura catastrofe quella di “Who Are You, Defenders Of The Universe?”, con Lightburn che canta su tonalità bassissime e cori dark un inno d’abbandono disperato: contando che siamo appena al secondo pezzo, dopo l’estenuante cavalcata orchestrale di “We Can Have It”, ci si può già ritenere belli che al tappeto. Per fortuna il disco riserva inattese pieghe di raffinatissimo british-pop cameristico, che alleggeriscono il tono con divagazioni tra Smiths e Belle And Sebastian (“Don’t Lose The Faith”) e spettacolari scampagnate fatte di soli di melodica e rinforzi di ottoni (tromba, trombone, corno: ce n’è per tutti): la title-track, con un Lightburn crooner più che mai, è a dir poco gloriosa. Il controcanto ironico, come insegnano i modelli in bombetta che Lightburn ha in mente, è parte integrante della recita.

Che i Dears abbiano raggiunto qui il loro apice, neppure sfiorato dai successivi “Gang Of Losers” e “Missiles”, lo dicono soprattutto i pezzi più complessi, che si sdipanano come suite cangianti e spericolate, con un occhio a Jarvis Cocker e uno a Neil Hannon: il sax e l’organo che fanno da sensuale tappeto alla malandrina (e fenomenale) “The Second Part” sono un incanto sophisti-pop, mentre i sei minuti di “22: The Death Of Romance”, nel dialogo tra un guascone Lightburn mai così Damon Albarn e un’ingessata (e stonata) Yanchak, propongono una spettacolare e nerissima ballad della disillusione piena di struggimento teatrale che sfocia in una coda drammatizzata dalle trombe.

Non fanno paura, allora, i mostri dal minutaggio debordante: anzi. La magniloquente tragicità di “Postcard From Purgatory” si sfa in un finale free di puro e geniale delirio, tra un flauto calypso e chitarre durissime, e gioca i suoi otto minuti al completo. Addirittura gotico l’attacco di “Expect The Worst/’Cos She’s A Tourist” (baroque-pop tinteggiato di medievale come solo certo metal, vd. ai 1’10’’), mentre il finale rilassa su ipnotici toni jazzy (presente l’ultima segmento di “This Is Hardcore”?), con Lightburn che canta sonnolento le sofferenze d’amore di un tombeur de femme infatuatosi di una turista, immerso in una vasca di sassofoni e trombe balsamiche. Un minuto in meno dei sette e mezzo totali sarebbe stato una scelleratezza. “Pinned Together, Falling Apart” (6’35’’) apre noise puro, continua come elegia noir (i Portishead di “To Kill A Dead Man” sono citati quasi alla lettera) e finisce disperato-sinfonico, con Lightburn che caccia urli lancinanti su un assolo hard-rock. Impossibile da immaginare, lo so.

Serve altro? Una cola? Una cedrata? Abbiamo anche quella: “Warm And Sunny Days” è il libertino spossato dopo il piacere, che si distende su una chaise-longue in veranda e sorseggia il suo nulla con una placidità disperata («My God the pressure in on, and I still don’t have a son, my body’s sore from sleeping on the couch»), mentre archi vaporosi, chitarre svenate e scambi di clavinet e flauti pitturano scorci settecenteschi fatui, stile Watteau, a cancellare l’angoscia con tocchi di artefatto ristoro. E “Never Destroy Us”, di nuovo caricatura lounge, è la gazzosa finale. Ah, attenti: ha una coda di trenta secondi punk-core (!).

In un decennio come quello 00 tutto sommato scomposto ed eterogeneo, in cui si può trovare di tutto, magari dovendo cercare quanto è stato meno in voga in sottoboschi comunque vivissimi, un disco come “No Cities Left”, anche a qualche anno di distanza, continua a suonare implacabilmente fuori contesto. Scollegato con tutto ciò che stava succedendo attorno. Volutamente superbo e altezzoso, sdegnoso come un dandy a cui è rimasto solo il proprio orgoglio. Classico, ma imprevedibile. Tremendamente ambizioso. L’apice di una band che si è poi perduta nei meandri della propria stessa megalomania, tanto da rimanere, nel 2008, ridotta all’osso delle coppia Lightburn-Yanchak, un po’ triste nella sua cocciuta pretesa di autosufficienza.

“No Cities Left” è forse stato, più che l’inizio di un nuovo revival, il tardivo (tardivissimo) canto del cigno di una magnificata tradizione di pop britannico, esaltata qui in un pastiche unico per estro e originalità. Dal Canada meno canadese che si sia mai sentito. Una di quelle congiunzioni astrali che non godersi è peccato.

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Re: The Dears - No Cities Left (2004)

Messaggio Da nd1967 il Mar 12 Giu 2012 - 15:46

Caro Artinside... ogni tanto dovrei fidarmi dei dischi che segnali Wink
Ho scoperto da poco questo disco e ho visto ch ene parlavi qui nel forum.
E allora riporto cosa ho scritto ad alcuni amici a cui l'ho segnalato.

-------------

Ciao a tutti
Andiamo avanti con la scoperta di dischi interessantissimi.
Siamo nel 2004 e stiamo parlando di un gruppo canadese dal nome THE DEARS.
Sono alla seconda uscita discografica dopo un buon esordio.
Il genere del disco?
Guardate cosa dice AllMusic.com

"the band combines cabaret-style vocals with a moody, intense brand of orchestral pop/rock"
(che tradotto più o meno vuol dire: la band unisce uno stile vocale cabarettistico con un marchio intenso e lunatico di pop/rock orchestrale)
Insomma... difficle spiegare! ;-)

Anche i brani tra di loro sono spesso uno diverso dall'altro per cui consigliarvene qualcuno sarebbe riduttivo.
Visto che potete ascoltarli con Youtube (sotto i link), fate un giro di tutti i brani ;-)
E allora passiamo subito alle recensioni e poi ai video per l'ascolto di tutto il disco.
Il disco è uscito anche inversione deluxe (2 CD) con alcuni brani in più.
Ah.. dimenticavo, il disco di cui parlo è questo

THE DEARS - NO CITIES LEFT (2004)

Recensioni

http://www.storiadellamusica.it/indie_rock/brit_rock/the_dears-no_cities_left(bella_union-2003).html

http://www.ondarock.it/recensioni/2004_dears.htm

http://www.debaser.it/recensionidb/ID_5635/The_Dears_No_Cities_Left.htm

http://www.liverock.it/tuttarec.php?chiave=384&chiave2=The%5EDears

http://www.sentireascoltare.com/recensione/2505/dears-the-no-cities-left.html

http://www.newsic.it/album/body_album.php?id=986

http://www.radiosonic.it/Sezioni/Recensioni/files/TheDears-NoCities.htm

VIDEO

01. We Can Have It (5:42)

https://www.youtube.com/watch?v=ngldV7tcQ9U

02. Who Are You, Defenders Of The Universe (3:41)

https://www.youtube.com/watch?v=6o-eADVHVe4

03. Lost In The Plot (4:48)

https://www.youtube.com/watch?v=u0zRxxBKZ1A

04. The Second Part (5:42)

https://www.youtube.com/watch?v=Ox9c-JyqrPM

05. Don't Lose The Faith (3:10)

https://www.youtube.com/watch?v=Z604e-SEee0

06. Expect The Worst/'Cos She's A Tourist

https://www.youtube.com/watch?v=JfTkzREuiMk

07. Pinned Together. Falling Apart (6:00)

https://www.youtube.com/watch?v=g4S7bI0i_J4&

08. Never Destroy Us (4:27)

https://www.youtube.com/watch?v=dvd8TaJM4b8

09. Warm And Sunny Days (5:47)

https://www.youtube.com/watch?v=Dbsfs114rTk

10. 22: The Death Of All The Romance (5:52)

https://www.youtube.com/watch?v=Ty41BuLsc1A

11. Postcard From Purgatory (7:53)

https://www.youtube.com/watch?v=bIIKYFbO8Uw

12. No Cities Left (4:23)

https://www.youtube.com/watch?v=xlujT3ytnjg

Cosa ne dite?
Vi piace?
A me molto!

P.S.1 Il disco è uscito con due copertine... penso che quella in bainco e nero sia della seconda ristampa/versione deluxe



P.S.2 su amazon.co.uk lo si trova usato a pochi penny... della serie vi portate via il CD (versione deluxe) a circa 3 euro spedito! Io prendo sempre quelli di zoverstocks che anche se dichiarati "very good" sono come nuovi!

http://www.amazon.co.uk/gp/offer-listing/B0009PYSZY/ref=dp_olp_used?ie=UTF8&condition=used

Buona Musica
Andrea


Ultima modifica di nd1967 il Mer 13 Giu 2012 - 10:14, modificato 1 volta

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Re: The Dears - No Cities Left (2004)

Messaggio Da Artinside il Mar 12 Giu 2012 - 17:37

@nd1967 ha scritto:Caro Aristide... ogni tanto dovrei fidarmi dei dischi che segnali Wink
Ho scoperto da poco questo disco e ho visto ch ene parlavi qui nel forum.
E allora riporto cosa ho scritto ad alcuni amici a cui l'ho segnalato.



Andrea, tu ti devi fidare di Aristide Shocked ....Fidati...Fidati Smile
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Re: The Dears - No Cities Left (2004)

Messaggio Da nd1967 il Mar 12 Giu 2012 - 22:54

@Artinside ha scritto:Andrea, tu ti devi fidare di Aristide Shocked ....Fidati...Fidati Smile
E' che hai un avatar che mica mi tranquillizza molto per fidarmi di te eh!

Hehe Hehe Hehe Hehe

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Re: The Dears - No Cities Left (2004)

Messaggio Da Artinside il Mar 12 Giu 2012 - 23:46

@nd1967 ha scritto:
@Artinside ha scritto:Andrea, tu ti devi fidare di Aristide Shocked ....Fidati...Fidati Smile
E' che hai un avatar che mica mi tranquillizza molto per fidarmi di te eh!

Hehe Hehe Hehe Hehe

Anche il titolo dell'opera non è niente male: "Bomb Squad" Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing Hehe Hehe Hehe Hehe Hehe Hehe
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Re: The Dears - No Cities Left (2004)

Messaggio Da nd1967 il Mer 13 Giu 2012 - 9:43

@Artinside ha scritto:Anche il titolo dell'opera non è niente male: "Bomb Squad" Laughing
Ecco appunto Wink

A parte gli scherzi.
Secondo me io tendenzialmente sono più "melodico/romantico" mentre tu secondo me sei più "cacofonico/veristico"
Sicuramente abbiamo un'area in cui i nostri gusti si incontrano... dobbiamo solo identificarla meglio Wink


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Re: The Dears - No Cities Left (2004)

Messaggio Da Artinside il Mer 13 Giu 2012 - 10:13

@nd1967 ha scritto:
@Artinside ha scritto:Anche il titolo dell'opera non è niente male: "Bomb Squad" Laughing
Ecco appunto Wink

A parte gli scherzi.
Secondo me io tendenzialmente sono più "melodico/romantico" mentre tu secondo me sei più "cacofonico/veristico"
Sicuramente abbiamo un'area in cui i nostri gusti si incontrano... dobbiamo solo identificarla meglio Wink


Ievvero Smile Credo che, a livello "insiemistico", il punto di sovrapposizione delle aree sia, sopratutto, quelle delle voci femminili (tra quelle che mi sovvengono: Bat for Lashes, Ane Brun, Agnes Obel etc. etc.) Smile
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