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Cerberus Shoal: Homb
Di MorgueOfAbsinth


"Harvest" è lo straniante incipit che spalanca i cancelli di Homb, parto degli americani Cerberus Shoal, datato 1999; su un nero e rumoristico umore di fondo si stagliano progressivamente pugni di tastiera e borbotti elettronici, battiti sommessi ed inumani, uno sferragliare di catene acquatiche, liquide. La cacofonia chiamata a raccolta è solo apparente: ognuna di queste immagini strappate e percosse via da una pellicola inesistente è simile all'interno sanguinante e caotico di un corpo animale, un magma rossastro e disordinato che a distanza muta tunica e si rapprende fino a formare un'unità ipnotica. Passano le ore. Omphalos. Collegata con un cordone ombelicale alla precedente sorella, Omphalos gioca con un perenne ed evanescente sentiero post-rock che cresce in diametro e spessore, acquisendo stralci percussivi discreti ma suadenti, arricchendosi di felci sotto forma di chitarre che arpeggiano pulite, ignare e sottomesse ad un ritmico pulsare artificiale che sale da profondità pietrose per farvi ritorno dopo un timido sguardo al mondo esterno, terrorizzato da bieche incursioni di grassi ottoni. Il sentiero si allarga. Un'esplosione contenuta, segnalata all'osservatore da un accordo non troppo distorto e da un morente crescendo di tromba. Dal sentiero, o meglio, dai suoi bordi, occhieggiano rosse fauci. Il cammino non cambia, la leggera e sacra inquietudine dell'esordio non si placa, la dilatata atmosfera che regna su tutto non accenna a raccogliersi, a mutilarsi della sua stessa incapacità di rimanere rinchiusa dentro una croce. Siamo vicini alle capanne dei Godspeed, oppure a qualche fuoco acceso dai Boards Of Canada. Il limitare di un cerchio sacro è indicato dal ronzio di un flauto tribale e circondato da folletti - riverberi. Omphalos muore.

Ha inizio il trittico di Homb, Myrrh. Myrrh (Waft) si apre con distanziate ed eteree note di chitarra. Un cavaliere che transita fa scintillare i suoi speroni luridi, derubati subito da Cerbero per la perla Myrrh. Ancora dilatazioni, ancora post-rock, sacrale, pagano, elevato da un lentissimo flauto che sembra uscire dalle rughe perenni di un ghiacciaio, lontano, perso nella lava tiepida di un altrove indefinito, di un Eden perduto dove anche l'uomo partecipava della divinità. Due voci chiamano, sussurrano, ripetono un mantra, mentre la musica rimane ignara, non muta il suo corso, non bada al fragile ma deciso lamento, non vuole conoscere grumi nel suo dipanarsi dignitoso e religioso.

Lo scrosciare dei piatti apre Myrrh (Loop). L'inquietudine di "Harvest" torna. Ancora lamenti metallici; viene evocata una tromba alienata e ubriaca. Un loop di basso e tromba nasce dal nulla, si ripeterà lungo tutto il corso della pietra Myrrh, mentre una tromba incide solchi iberici di dolore e frammentazione, alzandosi dolce e malinconica a guidare l'ossessivo procedere della danza. Il loop si placa. E' un arpeggio lieto e funebre che accompagna ora la claudicante corsa della tromba, mentre l'ambient si fonde al suono di un grillo e al sibilo sottile di un muezzin senza fedeli che pretende attenzione. Folk magico, danza di wha-wha quasi impercettibili, mutazioni improvvise ma quasi attese. Il loop ritorna, accompagnato dalla batteria perentoria ed implacabile. Myrrh (Loop) muore. Un arpeggio che ricorda il lato folk degli Agalloch apre Myrrh (Reprise). L'impressione viene subito abbandonata quando un sitar pacato ma follemente saltellante inizia il suo viaggio fra le pieghe uterine di Homb. Di nuovo il muezzin intona sillabe, il canto sacrale di migliaia e migliaia di avi vissuti nel seno della terra prima dell'eterna corruzione. Ancora la tromba si sposa al metallico e nascosto rullo di percussioni di pelle di capra, tracciando le linee di un arazzo che parte da un fiordo per lambire stellate rive orientali. Il collegamento alle due sorelle Myrrh torna con una liquida e tremolante serie di accordi, disturbata da effetti discendenti e da una sensazione inquietante ma solare che ha una breve esistenza. Accordi lenti e distorti portano Myrrh (Reprise) a far da messaggera della fine di Homb. Tra terrori e vagiti elettronici Homb giunge al termine, dopo essere nato e cresciuto tra post-rock e folk, tra rumorismo ed ambient, sempre ineffabile e pervaso di un'aura sacra e misterica.





https://www.youtube.com/watch?v=rgaTIFUZM8E