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descriptionO Casta Musica - Pamphlet ribelle contro la 'Malamusica'

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"O Casta Musica" è il titolo di un libretto scritto dal musicista Fabio Zuffanti (www.zuffantiprojects.com) ha scritto per parlare della situazione "musicale" italiana.




E' un libretto molto interessante per capire alcune dinamiche del mondo discografico italiano.
Vi riporto questa bella recensione.

Dal link
http://www.mentelocale.it/blog/il-rock-riccardo-storti/post-624.htm

Il libretto rosa di Zuffanti

Fabio Zuffanti posa il basso, prende la penna e scrive. Un libro. Si scrive quando si ha qualcosa da comunicare ed era da un bel po' che il buon Zuffanti – tra un disco e l'altro – rimuginava tra sé. Già dovevamo darcela con Musica strana. Poi quella letteraccia di lucida accusa pubblicata su “La Repubblica Veneta” (LINK) e condivisa sulla rete. Alla fine è normale, anzi, di più: è doveroso allargare il cerchio della riflessione affinché quanto proferito non lasci l'impressione che si sia trattato di uno sfogo frustrato e frustante.
Così Fabio Zuffanti – trovato l'editore adatto alla bisogna (quel Claudio Fucci di Vololibero pronto a sostenere cause forti già dai primi anni Settanta) – redige O casta musica (LINK) ovvero Pamphlet ribelle contro la 'Malamusica'. Copertina rosata militante con una famosa effige maoista (che già Wyatt e i suoi Matching Mole avevano deformato per un loro album LINK), formato mini, poco più di 150 pagine da leggere in un battibaleno... ma una volta posato il libello partono i pensieri.
Sì, perché Zuffanti più che dare risposte, porge domande. Dallo sfogo è passato all'analisi: non vuole essere un sociologo ma le sua disamina di musicista finisce per toccare (altro che lambire...) i nervi scoperti di quanto non va a livello musicale. Il dolore provocato è il sintomo di un male ben più profondo, causato da un'anestesia culturale provocata dalla trentennale videocracy di ascendenza biscionesca.
Zuffanti si ferma di fronte ad ogni stazione di questa complessa filiera, semplificata ad hoc dalla prioritaria filosofia consumistica. Il mestiere del musicista, l'invenzione del successo a tavolino, le chiusure mentali a valle e la mancanza di coraggio a monte, le mode del branco, la stupida contrapposizione “musica allegra v/s musica triste”, le copisterie produttrici di cover band, i talent show e la mutazione meloantropologica dell'indie duro e puro (ma pre$to morbido come un cuore di panna...). Una riflessione analitica serrata, ovviamente discutibile (perché questo è lo scopo) ma che non lascia dubbi ad un desiderio profondo (e diremmo pure “democratico”) di comprensione. Con nomi e cognomi. Un passaggio mi ha colpito: “Non pensiate che i cantanti più famosi siano degli idioti musicalmente parlando. Tutta la schiera di Vasco, Ligabue, Ramazzotti, Elisa, Antonacci e compagnia sono dei fini e raffinati ascoltatori... A questa gente non manca la cultura musicale, manca semplicemente il coraggio!” ovvero “Ok, sono diventato ricco e famoso, ho milioni di fan che seguono qualunque cosa io faccia o dica. Cavolo! Ora tiro fuori i miei veri amori musicali e do in pastoal mio pubblico un disco che li stupisce!”, Un po' come fece Battisti nel 1974 con Anima latina (e Zuffanti lo ricorda...).
La seconda parte del libro, preceduta da un intermezzo epistolare assai godibile (alcune lettere pubbliche di Zuffanti a Mara Maionchi, Platinette, Morgan, Elisa, De André, Gualazzi, Massarini e la Winehouse), è integralmente dedicata ad alcune interviste nodali sul tema con personalità del settore. Un efficace completamento del quadro grazie, soprattutto, alla qualità e al tenore dell'approfondimento. Per l'occasione Zuffanti ha incontrato Stefano Isidoro Bianchi (direttore di “Blow Up”), Mox Cristadoro (Dj radiorockfonico), Mario De Luigi (patron di “Musica e Dischi”), Eugenio Finardi, il discografico Massimo Gasperini (BWR), lo scrittore Tommaso Labranca, il musicista Giancarlo Onorato e il produttore Matthias Scheller (AMS/BTF).
O casta musica è tutt'altro che una paturnia gratuita ed aggressiva: Zuffanti – oltre ad usare una prosa ben collaudata sui binari di una spontaneità comunicativa quasi colloquiale – è scaltramente ingenuo, tralascia ogni codice diplomatico, pur nell'ambito di una educata lealtà di pensiero, per mostrare serenità, pacatezza ed entusiasmo. Un sasso nello stagno. Indicato, soprattutto, per le nuove generazioni e non tanto per chi continua a godersi gli effetti lobotomizzanti dell'anestesia. Citando Labranca: “Mangiate merda, cinque miliardi di mosche non possono sbagliarsi!”. Pe(n)sante ma efficace.

Riccardo Storti

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Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti [Saltatempo di Stefano Benni]
Chi non sa ridere non è una persona seria [Fryderyk Chopin]

descriptionRe: O Casta Musica - Pamphlet ribelle contro la 'Malamusica'

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Grazie della segnalazione Andrea.
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