Ieri sera (26 novembre) ho sfruttato un biglietto per Paul McCartney a Bologna, arrivato in extremis da un amico.
Io sono di Torino: tre ore e mezza ad andare e tre ore e mezza a tornare, il ritorno pure nella nebbia.

Beh, ogni parola sarebbe insufficiente per descrivere il mio entusiasmo...
Un settantenne che arriva sugli acuti di tutte le canzoni, senza averne modificato la tonalità.
Un songbook da paura, una band esplosiva, rock tirato alternato a pop delizioso.
Un pezzo di musica del ventesimo secolo (anzi, IL PEZZO) che tuttora luccica e stupisce.

Poi tornato a casa, a pranzo dal babbo, vedo il tg di raidue.
Dieci minuti di servizio sul prossimo album di Renato Zero.
La settimana appena passata ricordo servizi a palla su tutte le reti rai per analoga uscita di Laura Pausini.
Zero informazioni sul concerto di Macca.

Innamorato della Musica alla follia soffro nel vedere quanto i media televisivi si sforzino di abbassare al massimo il livello culturale del "prime time".
Massimo zelo ed impegno per promuovere le schifezze.
Macca non esiste e Bollani si trasmette a partire dall'una di notte.

Nel mio mondo ideale "Abbey Road" e "Let's move to Cleveland" si insegnano a scuola per far scoprire ai giovani che l'arte si può trovare dentro le canzoni pop.

Addafinì a nuttata...