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Pier
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 10:23
@sondav ha scritto:
@diechirico ha scritto:
@madqwerty ha scritto:
ricordati della maggioranza silenziosa... Smile

mad, secondo me se la maggioranza silenziosa ogni tanto alzasse la voce e dicesse ciò che pensa, le cose andrebbero meglio.
di sicuro preferisco uno schwantz che dice le cose come le pensa piuttosto che quelli che mandano MP fomentando nell'ombra, per poi passare da perfetti forumisti nelle discussioni più accese.
il supporto a roberto andava dato in quel topic e non in privato.
mah.

Per la maggioranza silenziosa spesso non è facile avere gli argomenti tecnici (ma anche la reputazione) per inserirsi nelle varie discussioni che si sviluppano.

Questo non vuol dire però che non sappia valutare la sostanza e lo "spessore" di quello che si dice, di come lo si dice, e trarne le conseguenze.

Questo forum ha il suo perchè per la competenza e la disponibilità di chi, avendone i mezzi, ha voluto condividere con altri... il resto è solo aria fritta (IMHO).

A queste persone va il mio personalissimo grazie

Io scrivo pochissimo, per quel poco che ritengo possa essere un contributo, e leggo moltissimo, tutto quello che posso perchè ho SETE di sapere e di capire.

Credo che un problema sia stato anche questo, si scrive troppo anche senza averne le competenze... alcune volte ho avuto la sensazione di essere in un'assemblea sindacale con tutti iscritti a parlare solo perchè ne avevano la possibilità... ma i mezzi? le cose da dire?

Ciao wasky, non ci conosciamo personalmente ma mi fa molto piacere che tu voglia essere ancora in questo luogo.. e lo dico per uno spudorato egoismo Smile

Saluti Davide

Condivido in toto!
era un po' che volevo esprimere questo pensiero in altro topic.
Ciao. Pier
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Smanetton
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 10:35
@sondav ha scritto:Per la maggioranza silenziosa ...
Non riporto la citazione per intero, per fare economia Smile , ma sottoscrivo al 100%
Grazie.
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pallapippo
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pre: Yaqin MS-12B modificato da MaurArte (valvole Mullard CV4003 KB/D e Tungsol 12AX7)

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cavi alimentazione: by Vincenzo; by bobby052cavihifi; A.V.A.
distr. di rete: by bobby052cavihifi.

Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 10:38
@Smanetton ha scritto:
@sondav ha scritto:Per la maggioranza silenziosa ...
Non riporto la citazione per intero, per fare economia Smile , ma sottoscrivo al 100%
Grazie.
Anch'io.

Hello
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Ivan
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 11:07
@sondav ha scritto:
Questo non vuol dire però che non sappia valutare la sostanza e lo "spessore" di quello che si dice, di come lo si dice, e trarne le conseguenze.
Pur essendo semisilenzioso sento di condividere in pieno il pensiero di Davide-Sondav.
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T-ramon
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 11:10
@sondav ha scritto:

Per la maggioranza silenziosa spesso non è facile avere gli argomenti tecnici (ma anche la reputazione) per inserirsi nelle varie discussioni che si sviluppano.
ecc.ecc...
Quoto al 100%, anche per me questo modo di "sentire" il T forum coincidono con il mio tipo di partecipazione.
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Andrea Gianelli
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 12:09
@Virgilio ha scritto:
@wasky ha scritto:
wasky, guarda io non son nessuno, ma cercando in internet ho trovato conferme solo a quello che dice Andrea Gianelli:

Qui ( http://www.acustica-pettinari.com/nozioni.html ) ho trovato una spiegazione con anche un grafico:


<<Ogni curva isofonica (vedi Figura 1.6) indica i livelli dei toni che, lungo la gamma delle frequenze, vengono percepiti con la stessa intensità.
Per esempio, un tono di 20 Hz dovrebbe essere riprodotto ad un livello molto più alto di un tono di 1000 Hz per essere percepito con la stessa intensità.
• Le curve si appiattiscono via via che il livello cresce.
• La manopola “loudness”, di compensazione fisiologica del volume sullo stereo, è intesa per compensare la ridotta sensibilità alle basse frequenze quando si ascolta a livelli bassi. In realtà, la maggior parte delle manopole “loudness” sono solo amplificatori per basse frequenze;
una vera manopola “loudness” riduce gradatamente l’amplificazione dei bassi via via che il livello globale aumenta.>>

lo stesso concetto è riportato in wiki: ( http://it.wikipedia.org/wiki/Loudness_%28elettronica%29 ):
<<Il Loudness è un circuito elettrico impiegato su amplificatori audio, allo scopo di compensare la minore sensibilità dell'orecchio, soprattutto alle frequenze basse, quando l'impianto è utilizzato a basso volume di emissione sonora. (...)
Il circuito, relativamente semplice, costituito da resistori e condensatori, si comporta da filtro, enfatizzando di una certa misura le frequenze basse, durante l'impiego dell'amplificatore a basso volume. Il suo principio di funzionamento porta a bilanciare il volume delle frequenze basse ed acute in modo inversamente proporzionale al volume di ascolto; in pratica a minor volume sonoro emesso corrisponde un innalzamento dell'emmissione di frequenze basse ed acute. Normalmente, gli amplificatori che adottano questo circuito sono provvisti di un pulsante o un commutatore per poter escludere la funzione loudnes>>

Per finire lo conferma anche il Buon Lucio ( http://www.tnt-audio.com/lettere/letter142.html#2 ):
<<il loudness altro non è che un circuito "toni" che, inserito, aumenta i bassi (ma anche gli alti) specie quando si ascolta a basso volume, per compensare la naturale perdita di sensibilità del nostro orecchio a quelle frequenze ed a bassi livelli d'ascolto. Vien da sè che, quindi, è una manipolazione del segnale, sostanzialmente inutile se si ascolta a volumi appena accettabili.>>

----------------

poi... per carità può essere che in internet è tutto sbagliato, però mi sa che c'è un'equivoco:

se rileggi con attenzione quello che c'è scritto sotto la prima figura che ho messo e quello ha scritto Lucio e "giri" il discorso dice quello che dici tu: l'orecchio umano a basso volume sente di più la gamma "media" ; che detto da te è:
Loudness: Volume fisiologico che esalta a basso volume le frequenze da 300 @ 3000 hz
a questo punto direi che il tasto "Loudness" non produce questo l'effeto Loudness ma al contrario cerca di annullarlo alzando la gamma bassa (e alta).

Penso che l'equivoco sia nato da qui.

Per cui hai forse ragione a dire che l'effeto loudness è un'altra cosa ma nella sostanza (anche se forse si dovrebbe chiamare "anti-loudness") quello che succede è quello che dice Andrea.

Spero con questo che vi possiate chiarire,
Saluti,
V.
Hello Carissimo Virgilio, per quanto mi riguarda hai già chiarito tu. Oki
Che dire? Beh, non sono avvezzo a perpetrare la mia attiva partecipazione a sterili discussioni aventi il solo fine di ottenere la ragione denigrando l'altrui operato: a Roberto ho sempre riconosciuto abilità, preparazione e competenza in materia, mostrando (a ragione) un atteggiamento corretto nei suoi confronti, mentre l'atteggiamento che sta assumendo lui nei confronti del sottoscritto non sono certo io a doverlo (o meglio volerlo) valutare. Lascio dunque a te e a tutti voi le dovute conclusioni in merito.
Ma, prima di congedarmi, voglio ringraziarti di cuore per la tua correttezza e complimentarmi pubblicamente con te per la scientificità del tuo approccio, che ti porta a documentarti e a mettere a disposizione di tutti quanto sai.
Con l'occasione uno speciale augurio per un 2010 di gioia e grandi soddisfazioni!
A presto. Smile

@wasky ha scritto:questo è la SPL del progetto che stavo preparando step by step per il forum e che trovi nella sezione DIY Diffusori



dove vedi una esaltazione di bassa frequenza ?

Roberto
Hello Nessuna esaltazione, certo, ma bassi un poco latitanti: ben visibili (prendendo gli 89 dB come riferimento al punto in cui la curva si linearizza) i 90 Hz a -3 dB e i 75 a -6.
Questa è la ragione per la quale risultano spesso più corretti i minidiffusori rispetto a bass-reflex di dimensioni maggiori.
Ovviamente ho detto spesso e non sempre: esistono reflex corretti e frenati, ma il caricamento in cassa chiusa è comunque più prevedibile, di più facile messa a punto e acusticamente preferibile (in hi-fi meglio un'emissione sempre in fase, che non woofer e condotto che lavorano in controfase, no?). Inoltre in un cabinet sigillato l'aria in esso contenuta funge da molla che controlla l'escursione delle membrane dei woofer, riducendo le distorsioni dovute all'oscillazione delle stesse alle bassissime frequenze (classico fenomeno dei "woofer ballerini" ben osservabile ad occhio nei sistemi accordati).
Alessandro LXIV
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 13:54
@Smanetton ha scritto:
@sondav ha scritto:Per la maggioranza silenziosa ...
Non riporto la citazione per intero, per fare economia Smile , ma sottoscrivo al 100%
Grazie.
Idem.
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Virgilio
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 14:02
@Andrea Gianelli ha scritto:

ok, ma ora cerchiamo di capire anche wasky

se ho capito bene lui chiede di mostrargli una cosa relativa ai diffusori che dimostri il "rigonfiamento" in gamma bassa tipo questa (che è delle cuffie portapro):

http://graphs.headphone.com/graphCompare.php?graphType=0&graphID[]=1613

si trova qualcosa del genere sui diffusori che dimostri la presenza di questo effetto?
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Andrea Gianelli
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 15:06
@Virgilio ha scritto:
@Andrea Gianelli ha scritto:

ok, ma ora cerchiamo di capire anche wasky

se ho capito bene lui chiede di mostrargli una cosa relativa ai diffusori che dimostri il "rigonfiamento" in gamma bassa tipo questa (che è delle cuffie portapro):

http://graphs.headphone.com/graphCompare.php?graphType=0&graphID[]=1613

si trova qualcosa del genere sui diffusori che dimostri la presenza di questo effetto?
Hello Certamente, anche se l'effetto maggiore lo si percepisce all'ascolto in ambiente domestico, dove i diffusori sono solitamente collocati (per ragioni pratiche e vincoli di arredo/spazio) relativamente vicino alle pareti.
Ad ogni modo, giusto per rientrare in tema (vedi titolo dell'argomento), i diffusori Indiana Line con doppio woofer hanno il suddetto rigonfiamento (attorno ai 70-100 Hz), come sottolineato da Lucio Cadeddu in occasione delle prove e confermato dallo stesso progettista (il mitico ing. Fornasieri, persona molto onesta e preparata), come una scelta in parte voluta proprio perchè apprezzata dal cliente.
Quest'ultimo è un aspetto fondamentale: un prodotto prima che buono in sè dev'essere appetibile dal maggior numero di clienti e potenziali tali.
Ciò detto, le più lineari restano le HC-205, in cui tali frequenze risultano allineate con il resto, mentre le più musicali e fedeli sono le Arbour 5.06, che presentano un lieve calo proprio in quel range di frequenze. Infatti ciò agevola l'inserimento in ambiente, laddove le pareti stesse compensano in modo ottimale una siffatta curva (vedi editoriale TNT di novembre).
Come vedi è possibile anche con un sistema accordato, ma il più delle volte si tratta di diffusori piccoli (Indiana Line Arbour con un solo woofer o, meglio ancora, salendo di prezzo, Sonus Faber Concertino) o non certo largamente accessibili (Audes e qualche modello Dynaudio). Pertanto a mio avviso il bass-reflex ha la sua ragion d'essere nei minidiffusori (con l'eccezione delle Mosscade 502 a sospensione pneumatica, che per meno soldi facevano di molto meglio, almeno a detta dei musicisti che mi seguono negli ascolti e dei molti appassionati ai quali le ho consigliate), mentre, volendo mantenere tale correttezza scendendo in frequenza, sarebbe a mio avviso più conveniente puntare all'autocostruzione e al caricamento in cassa chiusa.
Ovviamente tra teoria e pratica ce ne passa: molto dipende dal progetto e ancor più dall'ambiente.
Proprio questo secondo (imprevedibile) elemento, insieme al principio su cui si basa il suddetto caricamento acustico, mi spinge a preferire la sospensione pneumatica, ovviamente con woofer idonei e cabinet correttamente dimensionati, con l'eccezione dei monovia che usano trasduttori rigidi a corsa breve, i quali beneficiano di un cabinet bass-reflex, il quale d'altro canto si era proprio sviluppato all'epoca in cui esisteva solo questo tipo di altoparlante, per poi essere sostituito dalla cassa completamente sigillata che, dopo l'invenzione della sospensione acustica (e quindi dei primi veri woofer a lunga escursione), aveva dominato il mercato per molto tempo.
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 15:10
@Alessandro LXIV ha scritto:
@Smanetton ha scritto:
@sondav ha scritto:Per la maggioranza silenziosa ...
Non riporto la citazione per intero, per fare economia Smile , ma sottoscrivo al 100%
Grazie.
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@Virgilio ha scritto:
ok, ma ora cerchiamo di capire anche wasky
se ho capito bene lui chiede di mostrargli una cosa relativa ai diffusori che dimostri il "rigonfiamento" in gamma bassa tipo questa (che è delle cuffie portapro):
http://graphs.headphone.com/graphCompare.php?graphType=0&graphID[]=1613
si trova qualcosa del genere sui diffusori che dimostri la presenza di questo effetto?
bravo, ottimo metodo Ok (avevo cercato anch'io info sul loudness, ma non avevo pescato granchè)
e hai capito bene cosa Wasky chiede Smile
cmq il morale della favola (che immagino sai anche tu a memoria, se hai partecipato alle discussioni precedenti,
lo ri-scrivo per arrivare subito al dunque senza troppi e dannosi giri di parole) è :
- ogni progetto va valutato di per sè, nella sua interezza, con eventuali valutazioni strumentali sensate, non è possibile dare "linee guida" e impressioni generiche solo guardando se c'è il buco o meno Very Happy
- sono pochi i coni che possono permettersi un progetto sia BR che SP, e questi progetti risulterebbero abbastanza diversi tra loro per successive e diverse scelte, quindi non è nemmeno possibile valutare BR vs. SP a parità di cono
- AG ritiene che il progetto/costruzione di un BR esteso e lineare sia "critico" , Wasky ritiene che invece sia critico implementare un progetto SP esteso e lineare (o almeno, serve "roba buona", woofer di qualità, se non erro aveva espresso questo parere "tra le righe" in passato) in ogni caso, ritiene sia critico qualsiasi progetto di diffusore, nel quale ogni soluzione e dimensione vadano attentamente vagliate e verificate, sia in sede progettuale che in sede di testing durante l'implementazione..

c'è altro che meriti di ergersi dal chiacchiericcio? Wink
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piero7
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 15:12
Andrea non me ne volere, ma tutta questa discussione prettamente teorica prendendo dati di altri, grafici di altri, info di altri e descritta da te che non hai avuto modo di verificarla personalmente e strumentalmente ma rimanendo sempre nel campo delle opinioni (a orecchio) non ti pare della pura e semplice accademia non suffragata da dati certi?

Oggi è facile tramite la rete trovare 10 100 1000 testimonianze e opinioni diverse, ma per salire in cattedra, quando si parla di tecnica, bisognerebbe dimostrare con dati e rilevazioni proprie quella opinione, altrimenti, si continua a parlare di aria fritta. Mi sembra la stessa discussione sul CCI di grundig, in cui ti devi fidare di quello che dice uno e basta. Di spiegazioni tecniche reali, suffragate da prove tecniche da chi presenta questa tecnologia neanche l'ombra.

Ma di che si parla alla fine? Di opinioni? Ma le opinioni non sono fatti...

Quando uno come Aloia, giusto per rimanere sulle menti italiche indipendenti fa un'affermazione tecnica, poi questa viene dimostrata dall'interessato con dati e rilevazioni personali (fatti) per suffragare l'affermazione, non ci sono sentito dire e dati di altri che magari in quel contesto non hanno la stessa valenza e la stessa pertinenza.

Non ti pare?
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 15:16
@piero7 ha scritto:

Oggi è facile tramite la rete trovare 10 100 1000 testimonianze e opinioni diverse, ma per salire in cattedra, quando si parla di tecnica, bisognerebbe dimostrare con dati e rilevazioni proprie quella opinione, altrimenti, si continua a parlare di aria fritta.

Straquoto.
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 15:41
@piero7 ha scritto:Andrea non me ne volere, ma tutta questa discussione prettamente teorica prendendo dati di altri, grafici di altri, info di altri e descritta da te che non hai avuto modo di verificarla personalmente e strumentalmente ma rimanendo sempre nel campo delle opinioni (a orecchio) non ti pare della pura e semplice accademia non suffragata da dati certi?

Oggi è facile tramite la rete trovare 10 100 1000 testimonianze e opinioni diverse, ma per salire in cattedra, quando si parla di tecnica, bisognerebbe dimostrare con dati e rilevazioni proprie quella opinione, altrimenti, si continua a parlare di aria fritta. Mi sembra la stessa discussione sul CCI di grundig, in cui ti devi fidare di quello che dice uno e basta. Di spiegazioni tecniche reali, suffragate da prove tecniche da chi presenta questa tecnologia neanche l'ombra.

Ma di che si parla alla fine? Di opinioni? Ma le opinioni non sono fatti...

Quando uno come Aloia, giusto per rimanere sulle menti italiche indipendenti fa un'affermazione tecnica, poi questa viene dimostrata dall'interessato con dati e rilevazioni personali (fatti) per suffragare l'affermazione, non ci sono sentito dire e dati di altri che magari in quel contesto non hanno la stessa valenza e la stessa pertinenza.

Non ti pare?
Hello Infatti, caro Piero, il mio era un discorso molto generico e, in linea di principio, corretto: un cabinet completamente sigillato e adeguatamente riempito di fonoassorbente elimina l'emissione posteriore dell'atoparlante (che ovviamente deve avere determinate caratteristiche acustiche e meccaniche), riducendo la distorsione tramite il controllo (per mezzo dell'aria contenuta all'interno della cassa, che funge da molla) dell'escursione dei coni.
Se io avessi detto "non esiste nessuna teoria e i libri non lo scrivono, ma basta ascoltare per rendersene conto che il problema sta qui" (vedi approccio CCI), allora il tuo discorso non fa una grinza.
Qui del fondamento teorico c'è, eccome se c'è: non per questo mi sento di generalizzare ma almeno d'indicare i pregi di un sistema ingiustamente abbandonato in massa dai costruttori.
Tutto qui: non sarebbe bello poter ancora scegliere tra una buona sospensione pneumatica e un buon bass-reflex?
Non erano belli i tempi in cui c'era chi comprava le AR e chi le JBL? Ottime casse di diversa filosofia progettuale.
Oggi c'è molto più di quel che l'effettivo bisogno richieda, ma a volte non si riesce a trovare quel poco che si cerca.
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sondav
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 15:58
@porfido ha scritto:
@piero7 ha scritto:

Oggi è facile tramite la rete trovare 10 100 1000 testimonianze e opinioni diverse, ma per salire in cattedra, quando si parla di tecnica, bisognerebbe dimostrare con dati e rilevazioni proprie quella opinione, altrimenti, si continua a parlare di aria fritta.

Straquoto.

E già... si chiamerebbe metodo scientifico.

Fai un'affermazione e porti prove a suffragare ciò che dici, tue o di altri ma con una valenza "certificata".

Altrimenti chiunque può dire tutto e il contrario di tutto; non basta che ci sia una pagina internet con scritta una cosa qualsiasi per avere valenza di scientificità o perlomeno credito.

A suo tempo ho fatto una tesi sperimentale sull'automazione delle reti elettriche a media tensione e per farmi pubblicare sulla rivista IEEE mi hanno spulciato tutto, bibliografia compresa.

Una volta pubblicato, il mio modello è stato utilizzato da altri per altri lavori, proprio per il fatto che era stato vagliato attentamente da una struttura di comprovata competenza e affidabilità.

Non credo che ci siano altre strade: competenza e indipendenza; la seconda, forse, più difficile della prima.

Saluti Davide
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 16:04
Io penso che ci possano essere ottimi diffusori in SP e pessimi diffusori in SP; idem in BR o con reflex passivo;

ottimi pre o ampli a valvole, pessimi pre o ampli a valvole; idem a SS;

ottimi e pessimi pre attivi; ottimi e pessimi pre passivi;

e così via,.

Ritengo che conti come va il singolo oggetto, grazie alla sua progettazione globale ed alla cura posta nella sua effettiva realizzazione. E non il "classificarlo" sulla base di una singola caratteristica.

Hello
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wasky
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 19:18
@Andrea Gianelli ha scritto:
@wasky ha scritto:questo è la SPL del progetto che stavo preparando step by step per il forum e che trovi nella sezione DIY Diffusori



dove vedi una esaltazione di bassa frequenza ?

Roberto
[justify]Hello Nessuna esaltazione, certo, ma bassi un poco latitanti: ben visibili (prendendo gli 89 dB come riferimento al punto in cui la curva si linearizza) i 90 Hz a -3 dB e i 75 a -6.
Questa è la ragione per la quale risultano spesso più corretti i minidiffusori rispetto a bass-reflex di dimensioni maggiori.


Andrea quella curva è riferita alla SPL di un AP di soli 4 pollici quindi un Sd irrisorio Smile dentro 3,2 litri che ritengo meno di un microdiffusore e troppi bassi ci sono per un ap cinese di quelle dimensioni ma senza esaltazioni come da te affermato

Si parlava di Esaltazione dei bassi nella maggioranza dei reflex e ti avevo chiesto se, mi spegavi come funziona un reflex

Un accordo reflex non esalta nessuna frequenza assolutamente Smile sia che si usi un 4" o un 15"

Ti può piacere o meno la scelta della timbrica da parte del costruttore e li si rientra nel giudizio personale ma, che si possa aggiungere un guadagno a determinate frequenze con un accordo sia esso un QB3 del 4° o un Bessel del 4° ordine non è possibile, lo si può fare solo agendo con un parametrico quindi con un EQ, i migliori ti permettono addirittura di variare il fattore di merito Q , compensazione del GD, FB Destroy e altre cose difficili da potersi fare usando un crossover con 2 pezzetti come quello delle Indiana Line

E si arriva al DRC Smile

Se ce un merito della cassa chiusa rispetto al Bass Reflex è nel GD sempre che il reflex non lo abbia fatto peppe de sotto casa, è dimostrato ma, da persone ( Leach e John Murphy ) che lo hanno fatto prendendo lo stesso woofer inserendolo, all'interno di due box e misurato e cmq sono differenze irrisorie e inudibili ai più

cmq qui non mi sembra il caso di accorare chi, non ha nessun interesse se non quello di ricreare un buon ascolto, per le nozioni tecniche c'è il forum di Costruire Hi Fi dove, poter discutere insieme ad altri progettisti molto più preparati di me e fare considerazioni tecniche come quella sulla dimensione della stanza per avere una presenza migliore dei bassi Laughing

Per portare avanti un postulato e dimostrarlo fino ad arrivare al teroema servono valide argomentazioni nel nostro caso suffragate a rigor di logica da misure sia su i diffusori sia sulla loro risposta in ambiente come ti ha suggerito il buon Pietro sopra

Definire un Diffusore bass reflex un esaltatore di frequenze basse atte a compensare carenze è imho in un forum di audio una informazione fuorviante IMHO


Roberto

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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 19:53
@Andrea Gianelli ha scritto:
@piero7 ha scritto:Andrea non me ne volere, ma tutta questa discussione prettamente teorica prendendo dati di altri, grafici di altri, info di altri e descritta da te che non hai avuto modo di verificarla personalmente e strumentalmente ma rimanendo sempre nel campo delle opinioni (a orecchio) non ti pare della pura e semplice accademia non suffragata da dati certi?

Oggi è facile tramite la rete trovare 10 100 1000 testimonianze e opinioni diverse, ma per salire in cattedra, quando si parla di tecnica, bisognerebbe dimostrare con dati e rilevazioni proprie quella opinione, altrimenti, si continua a parlare di aria fritta. Mi sembra la stessa discussione sul CCI di grundig, in cui ti devi fidare di quello che dice uno e basta. Di spiegazioni tecniche reali, suffragate da prove tecniche da chi presenta questa tecnologia neanche l'ombra.

Ma di che si parla alla fine? Di opinioni? Ma le opinioni non sono fatti...

Quando uno come Aloia, giusto per rimanere sulle menti italiche indipendenti fa un'affermazione tecnica, poi questa viene dimostrata dall'interessato con dati e rilevazioni personali (fatti) per suffragare l'affermazione, non ci sono sentito dire e dati di altri che magari in quel contesto non hanno la stessa valenza e la stessa pertinenza.

Non ti pare?
Hello Infatti, caro Piero, il mio era un discorso molto generico e, in linea di principio, corretto: un cabinet completamente sigillato e adeguatamente riempito di fonoassorbente elimina l'emissione posteriore dell'atoparlante (che ovviamente deve avere determinate caratteristiche acustiche e meccaniche), riducendo la distorsione tramite il controllo (per mezzo dell'aria contenuta all'interno della cassa, che funge da molla) dell'escursione dei coni.
Se io avessi detto "non esiste nessuna teoria e i libri non lo scrivono, ma basta ascoltare per rendersene conto che il problema sta qui" (vedi approccio CCI), allora il tuo discorso non fa una grinza.
Qui del fondamento teorico c'è, eccome se c'è: non per questo mi sento di generalizzare ma almeno d'indicare i pregi di un sistema ingiustamente abbandonato in massa dai costruttori.
Tutto qui: non sarebbe bello poter ancora scegliere tra una buona sospensione pneumatica e un buon bass-reflex?
Non erano belli i tempi in cui c'era chi comprava le AR e chi le JBL? Ottime casse di diversa filosofia progettuale.
Oggi c'è molto più di quel che l'effettivo bisogno richieda, ma a volte non si riesce a trovare quel poco che si cerca.

Andrea, io non credo alla superiorità di questo piuttosto che quello. Credo nel come si implementa questo o quello, perchè una cosa fatta bene, è una cosa fatta bene, sia in bass reflex che in sospensione pneumatica!

Ma ci rendiamo conto che ancora oggi si continua a decantare un chip vecchio come il 1541? Ma come, ci son fior di chip moderni e ancora andiamo dietro all'archeologia del digitale?

Dipende da come implementi quel 1541! Ma vogliamo parlare di ferri? Ma come, due UTC-20 di vent'anni fa suonano ancora così bene?

Trovo estremamente fuorviante definire che "questo" sia il meglio assoluto, e completamente utopistica la ricerca di questo "meglio". Il meglio non esiste! Ci son solo filosofie diverse che per te possono esser il meglio, ma che non lo sono per me. Ma se per te "questo" è meglio di quello, me lo devi dimostrare tecnicamente. Ma devi farlo tu, come fa Aloia, e non portarmi idee e e dati di altri, presi in altri contesti ed estrapolati solo per quello che servono. Non sei credibile se non porti TUOI argomenti, test oggettivi strumentali, e non semplici sensazioni personali d'ascolto. Quelle son opinioni. Non fatti.
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 19:59
a dire il vero , la maggioranza silenziosa non è che m'abbia mai garbato ...(mi vengono in mente i democristi d'antica memoria ...)
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wasky
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Lun 28 Dic 2009 - 23:33
@Andrea Gianelli ha scritto: un cabinet completamente sigillato e adeguatamente riempito di fonoassorbente

Non sempre in una cassa chiusa viene usato assorbente acustico ma, il suo uso è determinato dal Qts del nostro altoparlante e dalla sua escursione massima (Xmax)

Non si possono ipotizzare forme curve in un sospensione pneumatica perchè ci sarebbe difficoltà a generare le onde stazionarie

Difficoltà nel reperire altoparlanti ad Hoc con Qts > 0.5, montaggio ermetico e Xmax </= 5 mm

Difficile realizzazione del mobile che, deve essere compretamente chiuso e realizzato con ottima fattura e con Qt elevato e cmq assume dimensioni importanti il diffusore con woofer che hanno VAS elevati quindi, non più ipotizzabili come diffusori per un ambiente medio odierno

Serve un amplificatore con un ottimo Dampig Factor e una buona risposta ai transienti


Roberto

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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Mar 29 Dic 2009 - 0:59
@schwantz34 ha scritto:a dire il vero , la maggioranza silenziosa non è che m'abbia mai garbato ...(mi vengono in mente i democristi d'antica memoria ...)

Meglio magari non farsi ingannare dalle apparenze, si rischia di cadere nello stereotipo; io ad esempio voto Radicale da una vita, (c'ho pure una figlia che si chiama Emma) Laughing

Un saluto, Davide
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Mar 29 Dic 2009 - 2:15
@piero7 ha scritto:Andrea, io non credo alla superiorità di questo piuttosto che quello. Credo nel come si implementa questo o quello, perchè una cosa fatta bene, è una cosa fatta bene, sia in bass reflex che in sospensione pneumatica!

E anch'io non credo alla superiorità assoluta di una soluzione su tutte le altre.
Anche Lucio Cadeddu ha detto che se fosse stata riconosciuta la supremazia della cassa chiusa rispetto al bass reflex non si capisce perchè produttori di casse hiend da svariate decine se non centinaia di migliaia di euro facciano modelli bass reflex. Il mercato avrebbe dovuto eliminare la soluzione perdente, se non altro quello hiend.

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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Mar 29 Dic 2009 - 12:32
@Silver Black ha scritto:E anch'io non credo alla superiorità assoluta di una soluzione su tutte le altre.
Anche Lucio Cadeddu ha detto che se fosse stata riconosciuta la supremazia della cassa chiusa rispetto al bass reflex non si capisce perchè produttori di casse hiend da svariate decine se non centinaia di migliaia di euro facciano modelli bass reflex. Il mercato avrebbe dovuto eliminare la soluzione perdente, se non altro quello hiend.

Si capisce anche bene invece Sergio e ora lo Vediamo insieme Smile

Prima di tutto il Cabinet deve avere un Ql e anche gli altri Q Fattori di Merito molto elevati tolto Qp che è il fattore di Merito per l'accordo

Spiego Meglio: Ql indica il "Fattore di Merito delle perdite per fessurazione" fare un cabinet con un fattore Ql elevato vuol dire "costi" e capacità di realizzazione che oramai sono inipotizzabili per le grosse catene che fanno tutto con CNC e incollaggi industriali

VAS: prendiamo un woofer ipotetico con Qts uguale a 0.5 e Vas di 120 litri e un D di 250 mm (10")

con 40 litri in reflex anche meno lo accordo e ho un diffusore dalle dimensioni contenute, lo stesso woofer in cassa chiusa me ne chiede un pò di più di Litri per avere una Fs uguale al Reflex quindi, dimensioni maggiori che portano ad avere un diffusore non proprio inseribile da molti in casa

Discorso Woofer: Servono come spiegavo sopra dei Woofer con un Qts > 0.5 e una escursione massima di 5 mm quindi già questo ultimo valore ci fà ipotizzare un basso Veloce e netto visto il poco travel che compie il nostro cono

Quindi: serve un woofer molto valido e un pò grande per avere un buon basso e di conseguenza un amplificatore che gli stia dietro e riesca a smorzarlo per bene e lo riesca a pilotare

quindi qui mi soffermerei ancora sul perchè consigliare un cassa chiusa di tutto rispetto con un T-amp sarebbe meglio, un buon Classe D da Pubblic address non è mica peccato Laughing vedi i Nu Force

Mai nessuno che parla di Dipolo ?



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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Mar 29 Dic 2009 - 12:46
a me non piacciono i bassi che i dipoli tirano fuori robè, sono articolatissimi, ma mancano di quella pienezza la quale io non so rinunciare
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BROKEN MIRROR

il Mar 29 Dic 2009 - 12:46
Ciao Robertone , a proposito di dipolo ...ho sentito parlare molto bene del progetto broken mirror di Mattia D'Antonio su un numero di qualche tempo fa di CHF ...che mi dici a tal proposito ? Che ne pensi ?
Ciao e grazie
ps: va benissimo anche un MP Wink
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wasky
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Re: Cosa c'è nelle nostre Indiana Line? Seconda parte

il Mar 29 Dic 2009 - 13:16
@schwantz34 ha scritto:Ciao Robertone , a proposito di dipolo ...ho sentito parlare molto bene del progetto broken mirror di Mattia D'Antonio su un numero di qualche tempo fa di CHF ...che mi dici a tal proposito ? Che ne pensi ?
Ciao e grazie
ps: va benissimo anche un MP Wink

Secondo me il tuo target di diffusore è contenuto in questo sito Sergione

http://www.humblehomemadehifi.com/index.html

ovviamente nella sezione Floorstanding Laughing


Roberto

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